Pedemontana, così si è salvata

Banca Intesa San Paolo, Unicredit, Ubi Banca, Banco-Bpm, Monte dei Paschi di Siena e Banca Imi. Sono queste le banche che, complice le garanzie offerte dal presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, hanno di fatto contribuito a ridare ossigeno ad Autostrada Pedemontana Lombarda, la società impegnata a costruire l’omonima autostrada da 60 chilometri dalla provincia di Varese a quella di Bergamo (ma per ora è stato completato solo un terzo dei lavori in programma per un costo complessivo di 1,2 miliardi di euro, ndr). Scorrendo le (sintetiche, ndr) motivazioni allegate alla sentenza con cui il Tribunale fallimentare di Milano ha respinto al mittente l’istanza di insolvenza promossa dai pm milanesi Paolo Filippini e Giovanni Polizzi salta all’occhio il ruolo decisivo delle banche creditrici.

Che cosa hanno fatto? Hanno trasformato il prestito ponte di 200 milioni in precedenza concesso e da saldare a fine gennaio 2018 in un mutuo in scadenza nel lontano 2034. In altre parole, la rinegoziazione del prestito concede un po’ di tregua alla società. Ma Autostrada Pedemontana Lombarda, sempre leggendo il provvedimento del Tribunale che ha detto no al fallimento di Pedemontana, deve dire grazie anche a Milano Serravalle, socio di controllo della società autostradale, che ha anch’essa posticipato al 2034 un credito di quasi 100 milioni. In sede di sentenza si fa inoltre accenno al “credit announcement” con la quale Regione Lombardia si impegna a prestare garanzia nei confronti delle banche creditrici per conto di Pedemontana. Il combinato disposto di queste tre concomitanze ha permesso di scongiurare quello che all’inizio di questo processo (partito circa sei mesi fa, ndr) sembrava un qualcosa di ormai ineluttabile. Gli stessi giudici hanno infatti messo nero su bianco che senza l’intervento congiunto di cui sopra Pedemontana sarebbe stata a tutti gli effetti insolvente, cioè incapace di proseguire la propria attività imprenditoriale alla luce del pesante indebitamento. E ora? Dei 2 miliardi necessari per il completamento di un’opera infrastrutturale dai costi a dire poco esagerati per il momento nessuno ne parla. Per il momento si procede a vista e ci si accontenta, dopo lo stop al procedimento di insolvenza, di aver ottenuto l’okay allo sblocco dei 40 milioni di liquidità.