Pedemontana, arriva Delrio

La Prealpina - 15/11/2016

Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio oggi incontra il gruppo regionale del Partito Democratico: un appuntamento riservato e politico. Fra i nodi che probabilmente saranno trattati c’è il futuro di Pedemontana. Non è solo il Pd a discutere della nuova autostrada, anche il Movimento 5 Stelle fa pressing: giovedì mattina l’assessore regionale Claudia Terzi è attesa alla Sesta commissione ambiente per rispondere all’interrogazione presentata dal consigliere regionaleGianmarco Corbetta concernente la bonifica dei terreni che verranno attraversati dal tracciato della tratta B2 di Pedemontana. «Avevo presentato l’interrogazione prima della pausa estiva: il tema della diossina e di chi dovrà pagare le bonifiche in Brianza è centrale. Al momento non sappiamo se siano a carico della società o di Regione Lombardia», incalza Corbetta. Che poi commenta la previsione dei pedaggi che non saranno riscossi da Pedemontana per la cifra stimata di 5 milioni di euro l’anno, per i prossimi due anni. «La società Autostrada Pedemontana Lombarda ha già messo in previsione che nei prossimi due anni dovrebbe avere un mancato introito di 10 milioni di euro dai pedaggi: una nuova conferma che siamo di fronte a un disastro. I nodi critici di Pedemontana sono troppi: Di Pietro ha detto che non sarebbe rimasto a scaldare la sedia.

Coerentemente con la sua storia, ci aspettiamo che dia le dimissioni: un’idea deve essersela già fatta», commenta l’esponente del Movimento 5 Stelle alla luce del bando pubblicato dalla società guidata da Antonio Di Pietro nei giorni scorsi. Un tema cruciale anche rispetto ai problemi finanziari di Pedemontana, tanto che anche il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo ha incontrato proprio su questo tema il presidente di Apl Di Pietro assicurando la collaborazione con giunta e consiglio regionale. La scorsa settimana l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Sorte ha chiesto garanzie a Bruxelles affinché Pedemontana possa beneficiare del Piano Junker. E sul tema, Corbetta conclude: «Pedemontana non genera redditi sufficienti, non può essere salvata e ogni tentativo, anche in Europa, di resuscitarla è destinato al fallimento. L’accanimento terapeutico che sta operando la Lombardia su di un’autostrada inutile è molto pericoloso perché vorrebbe spostare i rischi finanziari dell’infrastruttura – che dal project financing dovevano essere a carico del privato – sul pubblico. Pedemontana deve essere fermata, senza se e senza ma; se anche il Governo, come ammette lo stesso Sorte, non asseconda le ridicole pretese della Regione, è tempo che anche Maroni se ne faccia una ragione una volta per tutte».

Il pedaggio che invitai furbetti a tirare dritto

Un po’ se la sono cercata in Pedemontana: 5 milioni di mancate riscossioni all’anno, euro più euro meno. Una montagna di soldi che penalizzano le già asfittiche casse dell’autostrada, progettata per risolvere il congestionamento del traffico nel Basso Varesotto e nel Milanese e, al momento, fonte infinita di guai economici, burocratici, gestionali, progettuali. E politici. Sì, politici, perché il vuoto dei finanziamenti necessari per completare l’arteria che collegherà Busto Arsizio/Cassano Magnago alla Bergamasca, alleggerendo la tangenziale del capoluogo regionale, è anche una questione politica: il governo non caccia più un centesimo oltre a quanto già elargito. Il ministro Graziano Delrio ha detto papale papale che a Roma non c’è un bancomat; in Pedemontana devono rivolgersi altrove. Bella da dire: a chi? A peggiorare la situazione ci sono appunto i furbetti che evitano di pagare il pedaggio. Contestatissimo pedaggio, ma anche l’unico introito per la società che gestisce la A36. Riscossione che viene effettuata attraverso l’innovativo e fallimentare sistema Free Flow: lungo l’arteria (per ora da Cassano Magnago a Lentate sul Seveso) e sulle tangenzialine di Varese e Como non ci sono caselli, ma soltanto una serie di rilevatori digitali. Chi ha istallato il telepass sulla propria vettura paga in automatico, gli altri automobilisti sono costretti a provvedervi attraverso modalità bancarie, bollettini postali, o rivolgendosi ai punti verdi della Pedemontana. Operazioni facili, a cui bisogna però dedicare tempo. Molto più del tempo che si sarebbe eventualmente perso a uno dei tradizionali caselli, anche in occasione di code. Queste ultime da ascrivere nell’agenda delle probabilità, viste le scarse frequentazioni sulla A36. Insomma, una grande pensata il Free Flow. Che in alcune nazioni pare funzionare a meraviglia, ma non qui da noi. Un Paese, il nostro, probabilmente immaturo per introdurre liberalità di pagamento di questo tipo, tra l’altro, per importi minimi, due, tre euro: figurarsi in quanti tirano dritto. Pedemontana sta pensando di rivalersi sull’enorme massa degli inadempienti, sommando alla somma evasa anche le sanzioni previste dal codice della strada in simili casi. Sanzioni però inapplicabili secondo alcune interpretazioni degli esperti in materia. Insomma, un pasticcio che si aggiunge a un altro pasticcio. Nel frattempo il neo presidente della società di gestione, Antonio Di Pietro, cerca sbocchi risolutivi. Consapevole, da ex magistrato simbolo di Mani Pulite, di quali e quanti siano gli escamotage attivati per sviare a certe incombenze. Succedeva agli alti livelli, ai tempi di Tangentopoli, figurarsi se non accade nel vasto e imperscrutabile sottobosco dei furbetti, per di più incentivati dalle “novità tecnologiche” a trasgredire.