Patto per la Lombardia«Varese pigliatutto»La Provincia protesta

La Prealpina - 25/05/2017

Soldi ma non per tutti. Soldi stanziati dal Patto per la Lombardia alle città capoluogo della regione e alle Province che, assieme, ne sottoscrivono la redistribuzione nei territori di loro competenza. A Varese e Varesotto arrivano 13,6 milioni di euro (su un totale complessivo di 126), 9 finiti nelle casse di Palazzo Estense, il rimanente in quelle di Villa Recalcati. Comune e Provincia hanno fatto o, meglio, avrebbero dovuto svolgere il compito di enti erogatori, definendo interventi di concerto con l’obiettivo di accontentare un po’tutti. «Ma qualcuno si è pappato l’intera torta» avverte Marco Magrini, vice presidente della Provincia eletto in una lista civica, che s’accolla l’onere di parlare anche per conto dei colleghi della maggioranza di centrosinistra, tutti scontenti dell’atteggiamento di Davide Galimberti, primo cittadino di Varese. Galimberti s’è tenuto per intero i 9 milioni, destinandoli alla realizzazione del futuro teatro di piazza Repubblica. «Opera di sicuro prestigio ma non strategica per il territorio» puntualizza polemico Magrini. Lasciando intendere che, come lui, la pensano gli esponenti del Partito democratico, lo stesso di Galimberti, che gestiscono Villa Recalcati. Però costretti ad abbozzare per opportunità di squadra, se così possiamo dire. Il fatto è che le proposte di intervento da inviare in Regione entro quest’oggi devono essere controfirmate congiuntamente sia dal sindaco del capoluogo sia dal presidente della Provincia. Gunnar Vincenzi, a capo dell’ente provinciale, ha comunque firmato. «Per presa d’atto, ma ha firmato» spiega il suo vice. Se non l’avesse fatto si sarebbero persi i finanziamenti. Le perplessità però rimangono. Chiamano in causa i rapporti mai completamente chiariti tra le due amministrazioni, benché siano dello stesso segno politico.

Secondo Magrini, che è pure sindaco di Cassano Valcuvia, è mancata la volontà di confronto, soggiacendo a una logica che, di fatto, ha tagliato fuori il territorio.

«Varese avrebbe dovuto perlomeno fare il gesto, lasciando parte dei 9 milioni ad altri comuni che ne avevano fatto richiesta – incalza il vice presidente – avrebbe persino potuto destinare il cospicuo finanziamento a opere di maggiore interesse collettivo, ad esempio per le stazioni, per la riqualificazione della bretella dell’autostrada o della Vergiate-Besozzo, per qualcosa, insomma, di più ampio respiro collettivo. Galimberti adesso ci dirà che ne ha discusso preventivamente con Roberto Maroni, il presidente della Regione, che è stato invitato ad agire in questa direzione in virtù dell’accordo di programma con Palazzo Lombardia per piazza Repubblica, accordo che prevede un finanziamento milionario per la caserma e per tutti gli altri interventi, ma già oggi insufficiente per pagare anche il nuovo teatro. Il sindaco si giustificherà, ma farà fatica a convincere i suoi colleghi primi cittadini del Pd, che non l’hanno presa bene, che si aspettavano maggiore considerazione». E la Provincia, che cosa ne fa dei suoi 4,6 milioni di euro a disposizione ? Li spenderà per la sicurezza stradale, investimenti programmati in diversi centri del Varesotto, che prevedono percorsi pedonali e ciclabili, attraversamenti, impianti semaforici, nuove rotonde e via discorrendo. Il Patto non contempla lavori di manutenzione ordinaria sulle strade, ma spese finalizzate alla messa in sicurezza di opere della viabilità. Al di degli aspetti tecnici ci sono la questioni politiche, che riguardano per intero il Partito democratico, i gruppi che si sono formati al proprio interno, le appartenenze, le presunte e pretese leadership, le difficoltà di dialogo. Una situazione oggettivamente complicata, che rischia di ripercuotersi sull’esito dell’azione amministrativa negli enti gestiti direttamente dai democrat varesini. Chiosa Magrini: «Nelle altre provincie lombarde, sindaci dei capoluoghi e presidenti hanno discusso e deciso assieme gli investimenti possibili, senza prevaricazioni né scelte unilaterali. È accaduto a Brescia, Bergamo, Mantova, Lecco e Cremona, per fare alcuni esempi. Perché a Varese invece no»?