Passaggio generazionale, aziende a rischio

La Prealpina - 28/11/2018

Da una parte l’imprenditore sessantenne, spesso fondatore dell’azienda e che sente di avere ancora le energie di un ragazzino. Dall’altra i figli che, dopo un percorso di studi e di gavetta nell’impresa, pensano che sia arrivato il loro turno e vogliono prendere in mano le redini della guida dell’azienda. In economia si chiama passaggio generazionale e si tratta di uno dei momenti più delicati della vita di un’impresa. Già, perché, così come genitori e figli, spesso, non vanno d’accordo su molti temi, figuriamoci quando, di mezzo, vi è una realtà più complessa come un’attività imprenditoriale.

Per cercare di superare le barriere culturali del passaggio e indicare la corretta via affinché l’eredità si traduca in una continuità aziendale, ieri mattina, l’Associazione imprenditori europei di Varese ha organizzato, a Ville Ponti, il convegno “Il passaggio generazionale nelle Pmi, tra delega e trasmissione del patrimonio”. Introdotti dal segretario Gianni Lucchina, Paolo Fantinato ha illustrato il caso di successo dell’azienda di famiglia, realizzato con tanta gavetta e superando col lavoro e il buon senso qualche fisiologica differenza di vedute fra generazioni, mentre Bruno Chinaglia ha spiegato il ruolo del temporary manager durante la transizione famigliare.

Poi l’argomento è stato discusso ancor più in profondità: «Per evitare qualsiasi tipo di problema – ha detto il commercialista Pasquale Marseglia – l’ideale sarebbe quello di pianificare per tempo un passaggio di proprietà. Fra i vari motivi per cui suggerisco questa scelta, vi è il fatto che le tasse e le imposte sulla successione, in questi anni sono raddoppiate e triplicate e sono destinate ad aumentare ancora. Di più: se un imprenditore ha impiegato una vita per costruire un patrimonio, è giusto che sia lui a decidere il destino dell’azienda e non le norme, che scattano in automatico quando il proprietario viene a mancare».

E si tratta di una decisione che, prima o poi, toccherà la quasi totalità delle Pmi italiane, per il 90% di conduzione famigliare.

«E purtroppo – ha sottolineato invece Flavio Cabrini, general manager di One4 – soltanto il 30% delle imprese sopravvive al suo fondatore. In Italia bisogna compiere un passo avanti. Gli imprenditori vogliono bene alle loro aziende e ai figli e, quindi, devono comprendere che la pianificazione e l’inserimento dei figli nella loro realtà imprenditoriale è fondamentale per crearsi un futuro potenzialmente ancora di successo».