Paradisi fiscali nel mondo Svizzera in quarta posizione

La Prealpina - 13/12/2016

l segreto bancario, almeno formalmente, sta per diventare un retaggio del passato. E gli accordi con diversi Paesi, fra cui la Voluntary disclosure con l’Italia, hanno permesso di sistemare migliaia di posizioni, provocando l’emersione di milioni di euro di tesori sconosciuti al fisco. Eppure, nonostante ciò, la Svizzera resta uno dei principali paradisi fiscali al mondo. Precisamente il quarto: lo dice il nuovo rapporto “Battaglia fiscale” pubblicato ieri da Oxfam, organizzazione internazionale attiva nell’aiuto umanitario e i progetti di sviluppo. Lo studio ha analizzato i Paesi dove si mettono in atto le pratiche più aggressive per attirare capitali desiderosi di nascondersi all’occhio delle autorità fiscali. Risultato: al primo posto ci sono le Bermuda, al secondo le Isole Cayman. E poi iniziano le sorprese visto che, prima della Svizzera, sbucano anche i Paesi Bassi e al sesto, settimo e decimo posto, ci sono Irlanda, Lussemburgo e Cipro, vale a dire nazioni dell’Unione europea.

Tutta colpa degli accordi tra le grandi multinazionali e le autorità fiscali, che permettono alle corporation di spuntare condizioni favorevoli. «Questi paradisi fiscali sono tra i principali responsabili a livello globale della dilagante corsa al ribasso sulla tassazione degli utili d’impresa – affermano i ricercatori di Oxfam – che sottrae miliardi di euro alla lotta alla disuguaglianza e alla povertà». Secondo quanto stimato, l’elusione fiscale delle multinazionali sottrae 100 miliardi di dollari all’anno ai bilanci dei Paesi più poveri. Tradotti in istruzione, servirebbero per far studiare 124 milioni di ragazzi o pagare le cure per salvare 6 milioni di bambini.

Dopo la fotografia della situazione, Oxfam avanza delle proposte che andrebbero a colpire anche la Svizzera capace, in questi anni di drenare prima denaro e poi aziende, anche e soprattutto dalle aree di confine, come il Varesotto. Primo: abolizione di incentivi fiscali iniqui e improduttivi e definizione di un sistema di tassazione dei redditi d’impresa equo, progressivo e che contribuisca al bene comune. Secondo: elaborazione di blacklist dei paradisi fiscali basate non solo sui criteri di trasparenza finanziaria e sul grado di cooperazione di un paese in materia fiscale a livello internazionale, ma su criteri onnicomprensivi e oggettivi che prendano in considerazione anche pratiche fiscali nocive adottate, inclusa l’aliquota fiscale nulla sui redditi delle imprese non residenti. Terzo: promozione di misure di maggiore trasparenza fiscale con l’estensione a tutte le grandi multinazionali dell’obbligo di rendicontazione pubblica delle attività condotte e delle imposte versate in ciascun paese in cui operano tramite proprie sussidiarie. Quarto: potenziamento a livello Ue delle norme relative alle società controllate estere sulla tassazione nei paesi dell’Unione dei redditi delle multinazionali residenti realizzati nei paradisi fiscali.