Palaginnastica nei guai

Tutta colpa di «un errore di calcolo». Un errore, inserito nel bando di affidamento della progettazione del nuovo Palaginnastica di Beata Giuliana, che ha costretto il Comune ad annullare l’incarico alla società torinese che lo aveva ricevuto e che quindi cancella in un sol colpo mesi di lavoro burocratico per arrivare alla costruzione dell’impianto sportivo tanto atteso dalla Pro Patria Bustese. In parole povere: un disastro. O forse no, a sentire il sindaco Emanuele Antonelli, che prova a superare il pasticcio commesso dagli uffici annunciando che «comunque inseriremo quest’opera nel project financing che stiamo concordando con un privato serissimo e volenteroso, pronto a fare tutto il resto del Campus sportivo e al quale chiederemo di strutturare ed edificare anche il Palaginnastica. Ovviamente quest’ultimo sarà realizzato a spese nostre, perché sarà di nostra proprietà, ma passando da loro faremo forse più in fretta rispetto al bando di prima». Se la sua previsione sia realistica oppure no, lo diranno soltanto il tempo e i fatti. Intanto il provvedimento firmato dal nuovo dirigente dei lavori pubblici Erasmo Nocco sancisce l’ennesimo passo falso relativo a un complesso che sembra sempre sul punto di decollare e che invece s’im – pasta puntualmente in qualche beffardo pasticcio. Da sempre al centro dei problemi c’è il Palaghiaccio, costruito per metà dalla Provincia, poi passato nelle mani del Comune, protagonista di un maxi-progetto abortito dalla fidejussione falsa che l’ac ompagnava. Dopo anni di nulla, con la giunta Antonelli il percorso è ripreso e si era arrivati al punto che lì – sul pratone di via Minghetti – sarebbe nato il Palaginnastica costruito dal municipio con fondi propri, con contestuale trasformazione dell’attuale scheletro di Palaghiaccio in un centro feste e creazione di un nuovo Palaghiaccio realizzato da zero, appunto con soldi e regia di un privato che sta trattando per gli inserti commerciali ed energetici da piazzare in zona per rendere sostenibile l’investimento. Ma la parte pubblica, quella appunto pensata per i ginnasti, ora si stoppa. Per quell’«erro – re di calcolo» che ha caratterizzato la gara, visto che – si legge nella determina – «a seguito di segnalazioni dell’operatore aggiudicatario e di altri concorrenti, si riscontrava che l’importo dei lavori quantificato nel quadro economico risulta inferiore di oltre il 40 per cento rispetto ai costi parametrici per la realizzazione di impianti sportivi della stessa tipologia». Così, per evitare di violare il codice degli appalti e nella consapevolezza di non avere in cassa i soldi utili al progetto “troppo costoso” messo in bando, tutto è stato bloccato. E quindi si dovrà ripartire da capo, seguendo a questo punto un’al – tra via per cercare di concretizzare ambizioni su cui aleggia ormai una maledizione.