Palaghiaccio chiuso Ignorati gli appelli

La copertura è un problema noto da tempo, sull’arco 12 – quello di cui il Comune ha analizzato la situazione di criticità – siamo intervenuti una prima volta nel 2015. Mettemmo una stampella di rinforzo alla trave, peccato si trattasse di una soluzione temporanea: doveva stare lì sei o sette mesi, non quattro anni». A parlare è Matteo Cesarini, presidente dell’associazione “Varese Killer Bees” e gestore del Palaghiaccio. «Qui dentro – ha aggiunto – ci sono cresciuto, la situazione attuale è per me fonte di frustrazione e di rabbia. Negli anni abbiamo mandato diverse comunicazioni a Palazzo Estense, ma fin qui non è stato fatto nulla».

Da tre giorni in via Albani non si pattina più, una decisione frutto della chiusura precauzionale imposta dal Comune dopo l’ultima nevicata. Ieri Cesarini ha incontrato il sindaco Davide Galimberti: l’obiettivo è trovare una soluzione condivisa per riaprire i cancelli in sicurezza, quando poterlo fare lo dirà una relazione tecnica disposta dall’amministrazione e i cui risultati sono attesi per oggi.

«Potrei ipotizzare martedì o mercoledì», ha affermato il gestore della struttura. Una tempistica che trova riscontro nei «prossimi giorni» indicati da Galimberti: «Per riaprire – ribadisce il sindaco – non sono necessari interventi stratosferici ma minimali. La nostra decisione è stata dettata esclusivamente dalla cautela e dalla volontà di evitare qualsiasi rischio». Il tetto del Palaghiaccio è costantemente monitorato, ma l’ultima chiusura ha dato comunque origine a qualche polemica.

«Non stiamo parlando della neve – ha proseguito Cesarini -, ma di una condizione che si trascina da anni. Poco dopo aver preso in gestione il Palaghiaccio abbiamo lavorato alla sua riqualificazione; il progetto è stato protocollato in Comune a maggio 2016, prima evidentemente di finire in un cassetto. Quattro anni fa abbiamo messo la stampella sull’arco 12, nel 2017 ne abbiamo evidenziato lo stato in una relazione inviata a Palazzo Estense e abbiamo chiesto una soluzione definitiva del problema. L’estate scorsa l’ultima raccomandata in cui erano indicati i lavori da realizzare tassativamente entro il 3 settembre, giorno di apertura della pista. Fin qui però è rimasto tutto uguale. I dati che abbiamo raccolto in questi anni sono a disposizione del Comune, per noi la chiusura è un danno di immagine oltre che economico. In via Albani lavorano tecnici, allenatori, professionisti che curano la piscina e il ghiaccio: è per loro che chiediamo chiarezza sul futuro».

Nell’attesa restano il tema costi e il rischio che questi possano lievitare: «Se per sistemare la trave – ha concluso Cesarini – si sarebbero spesi in passato meno di diecimila euro, ora con il suo progressivo scivolamento e l’eventuale cambio di tutto l’arco si potrebbe veder moltiplicare la cifra quattro o cinque volte».

«Nessuna relazione – ha però risposto Galimberti – indica allo stato attuale la necessità di una sostituzione dell’intera trave; se non si è intervenuti dal 2015 a oggi è perché i monitoraggi non avevano destato preoccupazioni. Come tutti sanno, poi, stiamo cercando risorse per una soluzione ben più radicale. Stiamo parlando dell’impianto più importante della provincia, il Palaghiaccio non può certo rimanere in balia delle condizioni meteo».