Ospedale unico: vince Busto

La Prealpina - 27/02/2017

A margine della lunga mattinata milanese dedicata al bilancio dell’attività regionale, ieri a Palazzo Lombardia, escono una conferma e una notizia. L’ospedale unico tra Busto Arsizio e Gallarate si farà; l’area prescelta è sul territorio bustocco, nel rione di Beata Giuliana, praticamente al confine con Gallarate.

Roberto Maroni prende spunto dalla puntuale relazione dell’assessore al Welfare Giulio Gallera, che ha appena finito di mettere a fuoco i passi compiuti con la riforma sanitaria, per ribadire l’impegno della sua giunta sul progetto del futuro nosocomio, attorno al quale sta lavorando un’apposita commissione. In ballottaggio quattro diverse aree, una (privata) in territorio di Gallarate, due a Busto Arsizio (Beata Giuliana, di proprietà pubblica, e MalpensaFiere, metà di proprietà privata), una quarta tra Cassano Magnago, Fagnano e Busto, che un munifico imprenditore è disposto a donare alla collettività. Ma si tratta di un appezzamento decentrato rispetto alle due città principali, sono più di 200mila metri quadrati suddivisi nei confini di tre Comuni. Troppo complicato realizzarvi un ospedale. «Mi pare scontato che i terreni di Beata Giuliana, anche per la loro posizione baricentrica, sono quelli che garantiscono tutti i parametri richiesti da un simile intervento», dice Maroni, chiudendo di fatto il dibattito sulla scelta del sito.

D’altronde l’appezzamento è più o meno a metà strada dai due centri cittadini, servito da collegamenti stradali di primaria importanza come il Sempione e la Superstrada della Malpensa, e, soprattutto, è subito a disposizione a costo zero. Aspetto tutt’altro secondario questo dei costi. «Tra un’area pubblica e una privata, la scelta mi pare scontata», taglia corto il governatore, glissando per il momento sui cospicui finanziamenti (250 milioni di euro?) ancora da trovare. Aggiunge Maroni: «Tra l’altro, vista l’ubicazione prescelta, c’è la possibilità di inserirvi una striscia di terreno del territorio gallaratese, così che si possa pensare davvero a un ospedale di tutte e due le città. Magari, anche solo per aver scritto sulla carta d’identità: nato a Gallarate». Scherza, ma neanche tanto, il presidente. Sa che le identità sono importanti in queste lande. E certi dettagli a volte fanno la differenza.

Il terreno di Beata Giuliana, più o meno tra il Sempione, la Cascina dei Poveri e l’Ite Tosi, sarebbe dovuto servire per realizzarvi il famoso e fallimentare campus ideato dall’amministrazione provinciale di allora. Non se ne fece nulla, tranne l’apertura del cantiere del vicino Palaghiaccio, costruito in parte e rimasto lì, solenne incompiuta, a testimonianza dell’inefficienza pubblica. I terreni tornano adesso d’attualità, diventano “buoni” per un’altra opera di straordinaria importanza. Voluta, cercata, cullata per risolvere l’impasse strutturale del gallaratese Sant’Antonio Abate e del bustese ospedale di via Arnaldo da Brescia, concepiti in anni lontani e oggi inadeguati per le moderne esigenze di cura. Lo sbocco: riunire i reparti, cancellare i doppioni e gli sprechi, garantire efficienza e funzionalità. Certo, Gallarate sperava che scegliendo le aree di propria competenza avrebbe risolto il pesante contenzioso con le Coop, che un quarto di secolo fa acquistarono quei terreni con l’illusoria promessa di farli fruttare. Rimarrà delusa e dovrà affrontare la grana in altro modo. Fatto sta che per il momento c’è la certezza che la Regione sta dando concretezza al progetto del nuovo ospedale. Che non piace a tutti. Ma del quale probabilmente non si potrà fare a meno.