Ospedale unico, svegliatevi

«Entro il 31 dicembre non mi è arrivato niente, nessuna risposta alle richieste formulate in settembre, così ho scritto ai sindaci di Busto Arsizio e Gallarate perché inviino indicazioni sulle aree papabili entro e non oltre il prossimo 31 gennaio». Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare, sollecita le amministrazioni locali sul fronte dell’ospedale unico.

Ma come, erano stati i sindaci a farsi avanti e adesso è Regione Lombardia a dover strigliare i due Comuni: che succede? si sono dimenticati la scadenza?

«Il mio è un semplice richiamo alla necessità di agire in tempi rapidi. Noi stavamo aspettando una proposta organica sulle aree e non è arrivata, così ho deciso di sollecitare».

Eppure avevate già fornito indicazioni su cui ragionare…

«Certo, si era aperto un tavolo che ha declinato le indicazioni da seguire: si sono segnalate dimensioni, necessità di eventuali bonifiche, tipo di proprietà, infrastrutture nel circondario. Tutto ciò di cui tenere conto. Nelle riunioni svolte a Milano si era detto di produrre risposte entro fine dicembre, siamo a metà gennaio e non ho visto nulla».

Un altro gruppo doveva dare indicazioni tecniche più dettagliate. A che punto siamo?

«E’ vero, ma alla fine si è ritenuto di partire dall’area. Una volta scelta quella, si compiranno i ragionamenti successivi. Gli ordini di grandezza ci sono, mancano dati specifici sul numero di posti letto necessari, sulle tipologie di reparti e altro ancora. Ma il quadro in cui orientarsi era chiaro. Una volta deciso il terreno su cui agire, avvieremo le attività di progettazione e contiamo di chiudere nell’arco di qualche mese».

Come pensate di procedere?

«Con una gara in project financing: un operatore privato lancia una proposta più che compiuta e costruisce a spese sue con un canone o introiti che arriveranno successivamente dalla gestione del bene».

Quindi lasciate spazio ai privati?

«No. La proprietà e la regia rimangono alla Regione. Il privato avrà un beneficio perché noi pagheremo quote per compensare la costruzione, ma lo faremo nel corso degli anni. E’ una sorta di canone di locazione, un meccanismo particolare. Lo stesso seguito per costruire gli ospedali di Garbagnate Milanese, Bergamo, Vimercate e ora la Città della salute a Milano».

Intanto, i guai abbondano. Soprattutto a Gallarate. Cosa ne pensa?

«Abbiamo un problema di risorse, a livello complessivo. Viviamo difficoltà generali, perché nel Patto per la salute c’è scritto che il costo del personale nel 2020 dovrà essere pari al costo del 2004 meno l’1,5 per cento, una contrazione significativa. Non possiamo spendere, vale per tutta Italia e anche per noi. E’ una regola del governo che mette in sofferenza l’intero sistema nazionale e pure quello lombardo».

Negli ospedali ci si lamenta perché mancano infermieri e medici. Come ridurre ancora?

«Cerchiamo di compiere una razionalizzazione e una conversione dei presìdi ospedalieri perché personale per fare tutto dappertutto non ce n’è più. Non abbiamo grossi problemi di soldi, per questo voglio dare battaglia a Roma: almeno le Regioni virtuose dovrebbero avere la possibilità di risolvere i loro problemi».

L’ospedale unico doveva essere una soluzione. Che tempi vi date?

«Speriamo di riuscire a concretizzare il progetto in qualche anno, due o tre al massimo. Voglio arrivare a chiudere l’aggiudicazione entro la fine del nostro mandato, nella primavera del 2018. Appena sapremo a quale area riferirci, l’iter verrà portato avanti con decisione».

Quattro le aree fra cui scegliere

 

«Entro il 31 dicembre? Non conoscevamo questa scadenza, noi siamo quasi pronti con la relazione per la Regione. Entro fine mese ce la faremo senza difficoltà».

Isabella Tovaglieri, assessore all’Urbanistica, smentisce l’idea di una data fissata dal Welfare lombardo in precedenza. E conferma che le aree da indicare per un ospedale unico al servizio dei territori di Busto Arsizio e Gallarate rimangono le stesse annunciate mesi fa, al momento della visita di Gallera il 9 settembre e nelle giornate successive.

«Se Gallarate punta sui terreni che affiancano la 336, noi rilanciamo le tre aree di cui si è già parlato – spiega l’esponente della Lega Nord – La prima è quella vicina alla Cascina dei poveri a Beata Giuliana, di fatto cento metri prima dell’area che ipotizza il sindaco gallaratese Andrea Cassani. Siamo al confine». La seconda? «E’ quella adiacente agli spazi di MalpensaFiere, mentre la terza ipotesi riguarda quel terreno che un privato vorrebbe regalare al nostro Comune proprio con l’obiettivo di costruire una struttura ospedaliera. Si tratta, però, del territorio di Cassano Magnago anche se a due passi dal carcere bustese».

Torniamo alla data: non avete rispettato la scadenza di fine 2016? «L’unica data ufficiale che mi è stata comunicata è quella del 31 gennaio – risponde Tovaglieri – Ci deve essere stato un qui pro quo, noi possiamo arrivare anche prima di fine mese. Lo stesso Cassani non ha consegnato nulla entro lo scorso anno. Gli uffici stanno ultimando le pratiche, perché giustamente la Regione ha indicato alcune specifiche da rispettare ed è stato compiuto un lavoro davvero approfondito».

Da Milano è stato richiesto di individuare terreni che non superino i centomila metri quadrati. «Non è uno spazio vastissimo – conclude l’assessore – Abbiamo vagliato tutte le opzioni possibili ma, alla luce della caratteristiche specificate dalla Regione, abbiamo fatto una cernita e quelle che rispondono meglio sono quelle di cui si è già parlato».