Orari, organizzazione e possibilità di carriera«La parità nel lavoro è ancora un miraggio»

Salute e sicurezza in ottica di genere”, questo il titolo dell’analisi presentata ieri dall’Inail, all’interno della sala Montoli di Palazzo Estense, relativamente alla provincia di Varese.

«Questa raccolta di dati è importante, perché ci dà uno spaccato della realtà che vale più di mille parole – ha esordito l’assessore comunale alle Pari opportunità Rossella Dimaggio -. Al mondo non c’è niente di neutro, tantomeno in politica e in economia, per cui leggere la realtà in ottica di genere significa anche mettere in atto processi di prevenzione e risorse da destinare in modo da definire un’autentica parità di genere, soprattutto per quanto riguarda i luoghi di lavoro e, sopra ogni cosa, la salute e la sicurezza».

L’Inail, rappresentata ieri dalla direttrice Santa Picone, ha sollecitato anche quest’anno un incontro per fare il punto della situazione su una problematica che investe sempre di più la vita di tutti i giorni.

«Tutta l’organizzazione del lavoro deve essere interpretata diversamente e deve tenere conto delle esigenze delle donne – ha sottolineato la Consigliera di parità Luisa Cortese -, che hanno la necessità di armonizzare gli orari di lavoro attraverso la conciliazione e la flessibilità, strumenti indispensabili per una buona realizzazione del lavoro. Nell’80% dei casi le donne arrivano al lavoro dopo avere già iniziato la propria giornata lavorativa, occupandosi dei figli e accompagnandoli a scuola. Alle otto ore lavorative si aggiungono altre ore di lavoro tra le mura domestiche, quindi è necessario che le donne abbiano un ambiente di lavoro che le faccia stare tranquille. Sulle loro spalle grava tutto il lavoro non retribuito della cura domestica, ma, per fortuna, ci sono sempre meno casalinghe».

Le regole, a tutela della parità e della salute della donna, ci sono ed esistono le leggi, per cui non rimane che applicarle. Ad esempio andrebbe incentivato lo “smart-working”, ovvero il tele-lavoro, che, a oggi, è recepito solo dal 9% dei lavoratori.

Tante sono le conquiste fatte, ma ancora molte cose restano da fare. «La questione donna, nel mondo del lavoro, è ancora molto aperta – ha ammesso la direttrice Inail Santa Picone -. Disoccupazione, difficoltà d’accesso al lavoro e di formazione, possibilità di carriera e riduzione volontaria dell’orario continuano a marcare differenze di genere. L’organizzazione del lavoro, attualmente, è ancora coniugata al maschile. È necessario pure ridisegnare gli obiettivi di prevenzione, per quanto riguarda la salute e la sicurezza, anche in un’ottica di genere, tenuto conto della velocità di trasformazione sul posto di lavoro e dell’emersione di nuovi rischi professionali».

Fabio Dell’Angelo, presidente di Co.co.pro, Comitato consultivo provinciale, organo che s’è costituito nel gennaio 2019, ha focalizzato l’interesse su alcune questioni particolarmente pressanti, come la necessità di rendere più fluido l’orario di lavoro per le donne, senza necessariamente accorciarlo, oppure quella di incentivare lo smart-working.

Eppure l’occupazione sale Infortuni collegati alla fatica

L’analisi presentata dall’Inail su salute e sicurezza in ottica di genere riguarda tre settori: infortuni, malattie professionali e casalinghe. Il tasso di occupazione al femminile in provincia di Varese, per gli anni 2016-17, è aumentato, passando dal 56,10% al 59,31% e l’incremento è stato continuo anche nel 2018, raggiungendo il valore di 60,2%. Gli infortuni occorsi alle donne, sempre in provincia di Varese, nel 2017 sono stati 3585, pari al 35,9% degli infortuni complessivi denunciati all’Inail. Sono avvenuti prevalentemente negli ambienti di lavoro con il 73% dei casi, mentre il restante 27% è avvenuto su strada, sia in itinere, con o senza mezzo di trasporto, sia in occasione di lavoro. Dalla scomposizione del dato relativo agli infortuni accaduti alle donne su strada, si riscontra che il 18% dei casi sono infortuni in itinere con mezzo di trasporto, il 7% in itinere senza mezzo di trasporto e il 2% sono eventi accaduti in occasione di lavoro con il mezzo di trasporto. La fascia d’età che ha registrato più denunce d’infortunio è quella compresa tra i 50 e i 54 anni, che è quella in cui le donne svolgono il pieno delle proprie incombenze anche a livello familiare, con la cura dei figli e dei genitori anziani. Per quanto riguarda le malattie professionali, nel 2017 a Varese ne sono state segnalate 235 contro i 267 casi denunciati nel 2016 e 61 eventi hanno riguardato lavoratrici. Tra le malattie denunciate dalle donne prevalgono affezioni del sistema osteomuscolare e del sistema nervoso. Importanti novità si sono delineate anche per le casalinghe, come l’estensione di due anni dell’età dei beneficiari della tutela assicurativa tra i 18 e i 67 anni anziché tra i 18 e i 65.