«Ora risarcimento e scuse pubbliche»

La Prealpina - 19/01/2018

Più che sassolini, Paola Della Chiesa si è tolta dalle scarpe dei veri e propri macigni. Ed è lei stessa ad ammetterlo, affermando che «in più di un’occasione per strada mi hanno dato della ladra. Tante volte mi sono sentita arrabbiata e impotente di fronte ad accuse che nemmeno pensavo di poter ricevere». All’indomani della sentenza di proscioglimento pronunciata dal gup Stefano Colombo, relativa alle accuse di peculato per 33mila euro di rimborsi percepiti tra il 2010 e il 2014, l’ex direttore dell’Agenzia del turismo della provincia di Varese è un fiume in piena.

A chiarire quanto succederà ora è il suo legale, l’avvocato penalista Pier Paolo Caso, spiegando che adesso sono attese «le scuse pubbliche da parte della Provincia», ossia l’ente a cui faceva capo all’epoca l’Agenzia e che, con il passaggio alla gestione di centrosinistra, avrebbe inviato in Procura le carte per fare chiarezza sui rimborsi, chiedendo poi di potersi costituire parte civile in un eventuale processo contro l’ex direttore. Non è tutto: l’avvocato ha parlato anche di «danni d’immagine, personali e professionali, oltre alle spese legali» (in quest’ultimo caso tenendo in considerazione la clausola del contratto nazionale che riconosce ai manager pubblici l’assicurazione proprio per questo tipo di spese), che ora dovranno essere quantificati. «Se entro quindici giorni dalla mia comunicazione non avrò riscontri – chiarisce l’avvocato Caso – procederò a depositare contro la Provincia una querela per calunnia».

All’incontro con la stampa, ieri mattina nello studio del suo legale, Paola Della Chiesa ha riavvolto il film degli ultimi due anni: «Sono e mi sono sempre sentita innocente – ha affermato – ma, per quanto una persona possa essere forte, una situazione così è impossibile da sopportare: ho avuto bisogno di assistenza psichiatrica e psicologica, che ho trovato grazie all’associazione “Tutela la persona”, dal momento che io sono stata considerata a tutti gli effetti vittima di violenza psicologica. Sono dovuta ripartire da zero, ma piano piano ne sono uscita, grazie anche alla vicinanza della mia famiglia e di tanti amici. Un ringraziamento va inoltre all’ingegner Dario Galli (ex presidente della Provincia, ndr) non come politico ma come persona, per il modo in cui ha affrontato la questione e mi ha supportato a livello umano». Della Chiesa racconta poi di essersi trovata «una sera la Digos sul cancello di casa, che mi notificava l’avviso di garanzia. Poi sono stata interrogata per cinque ore e ho dovuto ricostruire le spese fatte in quei cinque anni, cercando tra social network, articoli di giornale e agende, perché non mi è stato più permesso accedere all’armadio nel mio ufficio», sottolineando poi che «io con il fallimento dell’Agenzia del turismo non c’entro nulla, e mi ha fatto male sentire in aula l’avvocato della Provincia che lamentava un danno d’immagine e chiedeva che l’ente si costituisse parte civile. Finché sono stata direttore tutto è andato bene, con turisti che arrivavano da tutto il mondo per assistere a manifestazioni internazionali e, di conseguenza, portavano lavoro ai negozi e alle attività del territorio. Ora invece a Varese per cinque anni non si faranno gare internazionali di canottaggio».

Il pensiero arriva poi al giorno del proscioglimento dalle accuse: «Per me è stato come Natale – chiosa l’ex dirigente – non perché mi sia stato regalato qualcosa, ma perché è stato un giorno felice e di rinascita». «Con il proscioglimento – ha rimarcato l’avvocato Caso – la dottoressa Della Chiesa ha finalmente ottenuto una giustizia che le spettava prima, in una situazione che non avrebbe dovuto nemmeno crearsi con un’accusa fantomatica e inverosimile. Ora chi ha sbagliato chieda scusa e paghi».