«Ora il Pnrr varesino»

La Prealpina - 28/09/2021

«Stare fermi, rimanere chiusi nei nostri confini, bearci del benessere dell’oggi rischia di renderci ciechi verso il futuro. Niente di più pericoloso». Roberto Grassi, presidente degli industriali varesini, ieri, dopo 18 mesi che lui stesso ha definito come «i più difficili e imprevedibili della nostra vita», è tornato a parlare ai suoi associati guardandoli negli occhi. Lo ha fatto durante l’assemblea annuale dell’Unione Industriali, all’hangar Sea Prime di Malpensa. In sala, con i suoi colleghi, i parlamentari varesini, i consiglieri regionali, i sindaci, tutte le autorità. Tra gli altri, anche il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il suo predecessore, Roberto Maroni, e l’assessore regionale all’ambiente, Raffaele Cattaneo. Sul palco, con lui, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Tra i due una sintonia palpabile, con i suoi colleghi imprenditori un realismo forse mai visto prima. Sì perché se è vero che l’obiettivo finale è quello di costruire un patto per lo sviluppo di Varese, una sorta di Pnrr locale, è altrettanto vero che il presidente Grassi non fugge dal mettere in luce punti di forza ma anche di debolezza di questa provincia considerata sempre ricca. Così, ad esempio, in un momento in cui il digitale è tutto, Grassi sottolinea come «Siamo la quarta provincia in Italia per numero di addetti nei settori ad alto contenuto tecnologico, ma se guardiamo alla percentuale di imprese che hanno investito in tecnologie digitali la provincia di Varese si colloca ai livelli più bassi di quelli della Lombardia e sostanzialmente in linea con la media italiana». E ancora: «È vero, siamo una provincia aperta al mondo, con una forte vocazione all’export. Ma è anche vero che stiamo perdendo velocità. Dal 2016 si è aperta una forbice nella nostra capacità di esportare rispetto all’Italia e negli ultimi anni il nostro saldo commerciale si è progressivamente ridotto».

Come dire, siamo bravi ma non basta e, soprattutto, non ci si può permettere di rimanere fermi. Grassi lo ripete ancora una volta: la ripresa deve partire da Malpensa, al momento il punto più vulnerabile della provincia produttiva. «Serve un piano di sviluppo del territorio unico – sottolinea – che sia capace di valorizzare le diverse specificità». La visione degli industriali varesini poggia su cinque pilastri, tutti da migliorare e far crescere: connessione, sostenibilità, attrattività, innovazione e dinamismo.

Poi l’appello alla politica locale. «La dimensione municipale è sicuramente importante, ma ancora più importante sarebbe allargare l’orizzonte, ricostruire una visione unitaria della realtà della provincia. Superando divisioni e querelle interne. Superando i confini strettamente amministrativi, all’interno della provincia ed oltre. In nome di una visione che non può essere ingabbiata in frontiere troppo strette. Ciò è vero soprattutto in una dimensione policentrica come la nostra dove appare fondamentale un progetto unitario, un cammino condiviso, al di là delle bandiere partitiche». Poi il compito per ognuno: «Trasformare il nostro saper fare impresa in fattore di sviluppo sociale».

Il patto per la crescita può partire da Varese

 Un grande patto per la crescita tra istituzioni, imprese e sindacati. È questa la proposta lanciata all’assemblea annuale di Confindustria, alla presenza del premier Mario Draghi, che non poteva non essere messa al centro anche dell’assise degli industriali varesini. Che si sia aperta una strada nuova tra imprenditori e rappresentanti dei lavoratori lo si è visto molto bene anche ieri. È stato direttamente il presidente degli industriali varesini, Roberto Grassi, a ringraziare i rappresentanti dei lavoratori per il gran lavoro fatto nel 2020 per il contenimento della flessione dell’occupazione. Applauso per i tre segretari presenti in sala, Stefania Filetti (Cgil), Daniele Magon (Cisl dei Laghi) e Antonio Massafra (Uil), segno evidente di stima e di una collaborazione che sul nostro territorio si è costruita negli anni.

Ora si richiede un passo in più. E i sindacati varesini non si tirano indietro.

«Noi dobbiamo davvero ripartire – hanno commentato Filetti, Magon e Massafra ieri a margine dell’assemblea varesina – ma dobbiamo farlo con un treno che non scorda mai alcuna carrozza È chiaro che Grassi con le sue parole ha lanciato una sfida a tutti e noi non ci tiriamo indietro. È fondamentale, però, essere chiari e certi della meta». Filetti, Massafara e Magon hanno già le idee chiare. «Il punto di partenza per arrivare a questo grande patto per la crescita devono essere valori e obiettivi comuni. Bisogna andare tutti nella stessa direzione e, elemento essenziale per noi, bisogna mettere al centro le persone che hanno pagato un prezzo alto, spesso perdendo il lavoro. Fondamentale sarà anche accendere un faro sui giovani. Dobbiamo poter tracciare loro delle linee guida per il futuro». Di sicuro l’apertura al dialogo e al confronto è confermata. Un elemento in più che va a rafforzare anche l’ottimismo degli imprenditori varesini, fermamente convinti che questo sia il momento giusto per una grande alleanza. «Questo è un momento irripetibile – ha detto ieri Luca Spada, fondatore di Eolo – di fiducia per il Paese, che ha anche riconquistato credibilità a livello internazionale. Noi siamo ben predisposti a sederci a un tavolo e iniziare a ragionare. Se c’è la voglia di fare, i risultati si portano a casa. Lo abbiamo visto anche in questi mesi di governo». Sulla stessa linea anche Marco Riganti, della Riganti Spa di Solbiate Arno: «Un grande patto per la crescita è davvero auspicabile – afferma – Noi abbiamo la domanda in aumento e il lavoro non manca ma è chiaro che le incognite non sono finite. Penso ad esempio ai costi dell’energia. Lavorare insieme per portare il Paese fuori dal guado credo sia la strada da intraprendere. E sono convinto che anche i rappresentanti sindacali sapranno essere pragmatici». Non sarà un percorso facile. Lo sano bene tutti gli attori in gioco, ma «è un buon inizio – sottolinea Luisa Parasacchi titolare dell’omonima azienda di Oggiona – Il momento è positivo, con gli ordini in aumento e il lavoro che non manca. È chiaro che nulla è facile, ma Draghi ci ha dimostrato che lavora molto e bene e il risultato si può portare a casa».