oom Airbnb: in provincia di Varese sono 1.400

Sono piu di 1.400, contro le 155 strutture alberghiere e le poco piu di 300 strutture extralberghiere, gli alloggi che Airbnb mette a disposizione nella provincia di Varese. Di queste, oltre 500 sono sul Lago Maggiore, ma importanti sono i numeri anche a Varese: dove ci sono 125 proposte Airbnb contro 20 strutture alberghiere e 42 extra alberghiere, tra agriturismi e bed and breakfast registrati.

Questi sono i risultati delle ricerche della Incipit Consulting, commissionate da Federalberghi Varese e Varese Convention and Visitors Bureau sui rapporti tra gli albergatori professionisti, i “privati” e gli irregolari, presentata nella mattina di venerdì 15 settembre 2017.

Questi ultimi, stando ai numeri, potrebbero essere fino a 1000: perchè fino ad ora sono sfuggiti innanzitutto agli obblighi di segnalazione degli ospiti, che alberghi e strutture regolarmente iscritte sono tenute a fare in questura giornalmente mentre gli airbnb non professionali no, e anche al fisco visto che tra le pieghe dell’”affitto breve” si nasconde molto turismo “in nero”.

Numeri che sono emersi durante l’incontro “Turismo e shadow economy: tutela del consumatore, concorrenza leale ed equità fiscale” che si è tenuto nella mattina del 15 settembre presso il Centro Congressi Ville Ponti.
Eventi

LA PORTATA DEL FENOMENO AIRBNB (E PORTALI SIMILI)

I dati del portale Airbnb emersi nella ricerca evidenziano, più di altri, lo scarto esistente in Italia tra il numero di esercizi ricettivi rilevati dall’Istat e quello degli alloggi privati offerti in locazione turistica via web: all’inizio di agosto 2017 il numero di inserzioni su Airbnb ammontava a 261.433. L’Italia è oggi il terzo mercato al mondo per numero di alloggi su Airbnb, preceduto solo da Usa e Francia.

«Alcune delle caratteristiche degli alloggi posti in locazione su Airbnb in Lombardia, così come in Italia, fanno sospettare che per una quota non del tutto marginale del loro ammontare si tratti di strutture che poco o niente hanno a che vedere con la filosofia della sharing economy – ha sottolineato Maria Stella Minuti – configurandosi piuttosto come alloggi gestiti da privati che, grazie al web, hanno avviato delle vere e proprie attività economiche che vanno ben oltre il limite dell’integrazione del reddito familiare che ne potrebbe giustificare una certa regolamentazione di favore» .

Il numero consistente di intere proprietà disponibili per l’affitto breve ai turisti per più mesi all’anno è un elemento indicativo in tal senso: «I dati, a livello nazionale, indicano che la maggior parte degli annunci (71,5%) si riferisce ad appartamenti interi – continua Minuti – Analogamente, il numero elevato di inserzioni su Airbnb pubblicate da host che gestiscono più appartamenti (49,7%), con quasi un’inserzione su sei riconducibile ad host con più di 5 alloggi in gestione, indica che spesso l’attività di affitto non è più un’occasionale fonte integrativa del reddito personale, ma rappresenta un vero e proprio business, in qualche caso di dimensioni considerevoli e gestito da soggetti imprenditoriali di natura non turistica come, ad esempio, le agenzie immobiliari».