Occupazione, Lombardia sul podio, ripresa anche a Varese

CORRIEREDELVERBANO.IT

Due immagini perfettamente sovrapponibili, quelle dell’Italia del lavoro fotografata dall’Istat e quella dell’Italia uscita dal voto del 4 marzo 2018. Tutte e due buttano in faccia un Paese spaccato parimente in due dalle urne e dall’occupazione.
In entrambe spicca una nazione, da una parte, con il Nord e il Centro schierati con il Centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia) e, rispettivamente, il 67 e 64 per cento degli occupati e, dall’altra parte, il Mezzogiorno abbracciato totalmente al Movimento 5 Stelle e appena il 44 per cento, ben al disotto del 58,2 della media nazionale.
DIVARIO NAZIONALE
Al Nord la Lombardia, con i suoi 4 milioni e 399mila lavoratori (1/5 del totale italiano), sale sul podio delle regioni in cui il tasso di occupati, in rapporto alla forza lavoro, è più alto (67,3%) dopo il Trentino Alto Adige (490mila lavoratori, pari al 70,2%) e l’Emilia Romagna (1 milione e 973mila occupati, pari al 68,6%).
A segnare i migliori risultati sono Bolzano (tasso di occupazione del 72,9 per cento), seguita da Milano (69,5%), Piacenza (69,4%), Parma (69,3%) e Lecco a pari livello con Belluno (69,2%). In Lombardia, dopo Milano e Lecco, è Varese il territorio con i valori più elevati (67,6%), davanti a Monza e Brianza (67%). Le altre province oscillano tra il 64,4 di Sondrio e il 66,5 per cento di Cremona.
Tutt’altra la musica al Sud. La situazione occupazionale dei cittadini che hanno un lavoro in rapporto alla popolazione attiva tra i 15 e i 64 anni si ferma al 40,6 per cento degli occupati in Sicilia, al 40,8 in Calabria e al 42 per cento in Campania.
VARESE: «PROVE TECNICHE DI RISVEGLIO»
Confortante il quadro emerso per Varese e provincia. Secondo l’analisi della Camera di Commercio sulla base dei dati Istat, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,5% dal picco del 9% nel 2015 e le assunzioni sono cresciute del 17,2%. In breve, le persone disoccupate sono diminuite dalle 36mila dello stesso 2015 alle attuali 27mila. «Prove tecniche di risveglio» ha commentato l’Ufficio studi e statistica camerale.
Tutto va bene, Madama La Marchesa? Nient’affatto.
Nel 2017, è vero, le assunzioni hanno fatto segnare un confortante +17,2%, raggiungendo quota 121.320 contratti stipulati tra gennaio e dicembre. «Ancora preponderante tuttavia – rileva la nota camerale varesina – è la quota dei contratti a tempo determinato (70,5%), in aumento in valore assoluto, rispetto allo scorso anno, quando erano 6mila in meno. Più in generale i contratti a termine, quindi con una scadenza, raggiungono la quota dell’87,8%, relegando quelli a tempo indeterminato al 12,2%».
Altro dato non rassicurante è la differenza di genere. La disoccupazione femminile, pur scendendo dall’11% del 2016 al 7,8% del 2017, rimane più alta di quella al maschile, ora al 5,4%.