Nuovo codice appalti, i dubbi dei costruttori

La Prealpina - 21/05/2016

«Poche luci e tante ombre». È il commento di Ance Varese sul nuovo Codice degli appalti che, dopo essere passato alla Camera, ora attende il sì anche al Senato. E, se rimarrà lo stesso, non piace quasi per niente all’associazione dei Costruttori edili che, sul tema, hanno organizzato un convegno in programma martedì 24 maggio, alle 15 a Ville Ponti. All’evento, presentato ieri nella sede di via Cavour, parteciperanno la deputata Raffaella Mariani, relatrice della maggioranza sul provvedimento, Edoardo Bianchi e Francesca Ottavi, vale a dire i dirigenti di Ance che hanno seguito l’iter legislativo e i vertici varesini preoccupati su diverse questioni. «Il problema principale riguarda la riforma del subappalto – dice il presidente Orlando Saibene – poiché se una volta si poteva delegare il 30% dei lavori propri e il 100% di quelli specialistici e cioè relativi agli impianti, ora la soglia scende a un 30% complessivo subappaltabile. Si tratta di una misura demagogica e di una pia intenzione di responsabilizzare l’interlocutore, in realtà si torna agli anni Sessanta con imprese obbligate a saper far tutto. Ciò che dà maggiormente fastidio è che una legge interviene nell’organizzazione di un’azienda: è come si obbligasse la Fiat a produrre in proprio le batterie delle auto, senza doversi rivolgere alla Magneti Marelli».

Ance teme anche un ulteriore rallentamento del settore, dopo che nell’ultimo decennio la spesa per gli investimenti nel settore pubblico è calata già del 40%.

«Ciò è testimoniato da un boom di gare e appalti indetti nel primo trimestre del 2016 – ha affermato il direttore Juri Franzosi -. Sostanzialmente le amministrazioni hanno deciso di predisporne così tante perché temono che col nuovo codice si possa bloccare tutto». D’altronde «prima che si entri a regime – ha affermato Saibene – l’Autorità nazionale anti-corruzione dovrà elaborare ben 60 regolamenti attuativi dove, chiaramente, entreranno in gioco dei problemi di interpretazione. E’ giusto sistemare un comparto che attendeva una rivisitazione da anni, ma così si rischia il blocco totale. Infine vi è la questione del rating delle aziende: è un bene aumentare la meritocrazia, basta che nei punteggi negativi non finiscano anche nei casi in cui un’impresa denuncia una stazione appaltante che non paga».