Nuova vita per i “palazzi” abbandonati

L’ex stazione dei tram “Bettole” di viale Aguggiari, l’ex ufficio d’igiene di via Staurenghi, l’ex deposito merci della stazione delle Ferrovie dello Stato: tutti “ex”, troppo poco attraenti sotto l’aspetto economico per le condizioni in cui versano, non di straordinario valore artistico e neppure storico. Semplici «avanzi», su cui però ora si è accesa una nuova luce.

Ieri mattina a Palazzo Estense, infatti, l’Amministrazione comunale e il Politecnico di Milano hanno presentato una nuova forma di collaborazione per promuovere attività di ricerca e di progettazione su questi tre spazi pubblici. «Rappresentano una forma di testimonianza e di memoria che riteniamo non debba essere persa», ha spiegato il professor Luciano Crespi.

«La sfida è quella di sperimentare interventi in grado di assegnare agli spazi nuove possibilità di utilizzo facendo ricorso a dispositivi allestitivi, anche provvisori e reversibili, purché coerenti con la natura e l’anima del luoghi. Con il nostro lavoro vogliamo favorirne il reinserimento nel tessuto vivo sociale e valorizzare il loro contenuto simbolico». In totale i progetti saranno nove, tre per sito, e verranno realizzati da cinquantaquattro studenti del terzo anno del corso di studi in Design per gli interni, tutti presenti ieri a Palazzo Estense.

Le tavole, i “book” e i modelli di studio, le presentazioni video che saranno elaborate dagli studenti diventeranno le loro tesi di laurea triennale e i risultati saranno resi pubblici attraverso una mostra.

Non si tratterà di una semplice ristrutturazione edilizia, per la quale basterebbe assoldare un’impresa. Agli studenti è stato piuttosto chiesto di «andare un po’ oltre», usando le parole di Crespi: «Ci vuole la capacità di essere ragionevoli e di tenere conto delle esigenze della città; noi faremo da raccordo tra Varese e ciò che avviene nel mondo con esperimenti di rifunzionalizzazione dei luoghi. I ragazzi devono essere coraggiosi ma pur sempre seri, perché ciascun progetto dovrà essere realmente praticabile».

I lavori hanno avuto inizio già ieri con i sopralluoghi degli studenti alle aree interessate, la prima fase del progetto terminerà entro la fine dell’anno; le lauree, e quindi il vero e proprio bilancio dell’iniziativa, sono in programma a lugli odel prossimo anno.

«L’elemento interessante – ha proseguito Crespi – è che vogliamo ottenere proposte progettuali a basso costo, praticabili in tempo rapido. I luoghi devono essere in grado di funzionare presto, pur sapendo che il ruolo che oggi noi attribuiamo loro potrebbe anche essere ritenuto non più necessario tra cinque o dieci anni».

Un approccio che ha già funzionato in altre realtà e che viene sempre più utilizzato ora che le amministrazioni devono fare i conti con risorse non certo illimitate. Tutto viene valorizzato, compresi gli stessi elementi di degrado presenti, che poi, a dirla tutta, non fanno venire meno la bellezza: «Quando sono stato al deposito delle Ferrovie mi è venuto in mente, con le debite proporzioni, l’Arsenale di Venezia», ha detto Crespi. Il materiale su cui lavorare c’è, ora la palla passa agli studenti del Politecnico.