Nuova mobilità nella terra della prima autostrada

La Prealpina - 22/06/2022

Le imprese del terziario in provincia di Varese reggono, anche a fronte di una crisi di sistema, ma stanno rinunciando agli investimenti per non ricorrere ai licenziamenti. È questo il quadro fornito dall’Osservatorio sulle imprese del terziario della Provincia di Varese, in seguito ad un’indagine ad hoc effettuata su un campione statisticamente rappresentativo dell’universo delle imprese del terziario. Lo studio è stato diffuso ieri durante l’evento organizzato da Federmotorizzazione nella sede Confecommercio di Varese, per sondare l’impatto e i possibili scenari di decisioni importanti, come quella che vedrebbe dal 2035 lo stop alle alimentazioni endotermiche dei veicoli, sulle imprese commerciali legate al mondo automotive. In provincia di Varese le imprese del terziario sono 38.182, di cui, il 47% sono imprese dei servizi, il 40% del commercio e il 13% del turismo. Se interrogate sulla generale fiducia nell’economia italiana, per il 72% la situazione è peggiorata negli ultimi tre mesi e solo per il 7,4% è migliorata. Nella prima parte parte del 2022 hanno tenuto i ricavi delle imprese, tuttavia, la previsione per i primi mesi del 2022 evidenzia un rallentamento dell’indicatore congiunturale (che scende da quota 44 a 42). Per quanto riguarda l’occupazione, il 75,7% delle imprese rileva una situazione di stabilità, nonostante quasi l’80% segnali un importante aumento dei costi e dei prezzi praticati dai propri fornitori. Questo fa si che il 35,4% delle imprese del territorio rilevi un peggioramento del proprio fabbisogno finanziario. Di queste il 25,1% ha chiesto credito alla banca che è stato accolto nel 71,6% dei casi, mentre circa il 15% delle imprese è ancora in attesa di conoscere l’esito. Un dato questo che si discosta molto da quello nazionale e il merito è anche del sostegno che Confcommercio offre ai suoi associati. «Abbiamo lavorato per costruire una rete della mobilità per sostenere le nostre imprese nelle difficoltà che dovranno affrontare – ha detto Rudy Collini, presidente Confcommercio Uniascom Varese -. Sono quasi 10 mila i collaboratori che operano nella filiera e noi fungiamo da regia e connettore attraverso Federmotorizzazione, che mette tutti gli interlocutori allo stesso tavolo per portare avanti quelle che sono le reali istanze. Quello della mobilità è il tema del futuro e non può essere affrontato per segmenti o semplici paradigmi». Per questo da due anni l’associazione di categoria lavora al rafforzamento di Federmotorizzazione. «La nostra provincia è attraversata da importanti direttrici che collegano Milano e la Svizzera, ha importanti centri urbani, qui ha sede l’aeroporto internazionale di Malpensa, e l’A8 è la più antica autostrada d’Europa e tra le più trafficate d’Italia – ha sottolineato il coordinatore Roberto Scavuzzo -, Sono in atto cambiamenti economici, tecnologici ed ecologici importanti e i tempi sono maturi per ragionare coinvolgendo la nostra filiera». Proprio le nuove idee di trasporto privato e pubblico e il loro impatto sul territorio e il suo sviluppo economico sono stati al centro dell’incontro sulla mobilità, a cui sono intervenuti anche il presidente di Federmotorizzazione Simonpaolo Buongiardino che ha fatto una panoramica sull’andamento del mercato e le nuove prospettive legate al settore dell’automotive che non sono per nulla rosee: «La transizione elettrica è un viaggio che abbiamo iniziato ma ha una sua durata che non è compatibile con l’economia e il progresso tecnologico». E il consigliere Lorenzo Epis ha fatto invece un focus sul mercato dell’usato da riformare: «Settore in cui si vendono più auto rispetto al nuovo, ma solo il 45% delle transazioni viene fatto dall’operatore professionale, il 55% è fatto dal privato che vende direttamente».

Quando compreremo soltanto mezzi elettrici

‘incontro sulla mobilità di Federmotorizzazione è stata anche l’occasione per fare il punto sul Green Deal europeo, il pacchetto di iniziative strategiche che mira ad avviare l’Ue sulla strada di una transizione verde, con l’obiettivo ultimo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Tra queste, gli otto testi del pacchetto di riforme “Fit for 55%” che si pone l’obiettivo di contribuire alla decarbonizzazione dell’Ue entro il 2030 con lo stop alla produzione di auto a benzina, GPL o diesel dal 2035. Potranno circolare i veicoli acquistati in precedenza, ma tutti i nuovi veicoli dovranno essere elettrici. L’approvazione sarà sottoposta a ulteriori trattative e al passaggio tra Commissione e Parlamento e rappresentanti degli Stati. «In Italia abbiamo cominciato un percorso sbagliato per arrivare alla transizione – ha detto l’onorevole di Forza Italia Luca Squeri -. La strada decisa è di elettrificare tutto ma è di parte, preconcetta e impedisce uno dei criteri fondatali, cioè quello della neutralità tecnologica». Posizione difesa anche dal collega leghista, l’europarlamentare Paolo Borchia.

«La Cina, che dispone sia delle tecnologie che delle materie prime, ha fissato lo stesso target nel 2060, come può l’Europa pensare di raggiungerlo dieci anni prima? La mobilità elettrica potrebbe diventare una questine elitaria: stiamo facendo una retromarcia dal vicolo cieco della dipendenza del gas russo e stiamo entrando in quella della dipendenza dalla tecnologie cinese e dalle loro materie prime».