Nuova emergenza migranti «Nessun aiuto dai Comuni»

La Prealpina - 11/07/2017

Il tema immigrati infiamma il dibattito politico ma a divampare è ancora una volta l’emergenza reale e concreta nell’accoglienza. Perché mai come adesso che la questione innesca dibattito tra sindaci, consiglieri regionali ed esponenti politici, c’è bisogno di spazio per ospitare i profughi. Arrivano cento-centoventi persone ogni settimana. Molte di più di due anni fa, «mai così tante». Le risposte dai Comuni? «Praticamente nessuna». Il prefetto Giorgio Zanzi ricorda la situazione e indirettamente replica a critiche e polemiche sulla gestione dei migranti tramite i centri di accoglienza straordinaria. Snocciola dati e numeri. E ricorda le leggi. Perché se i prefetti devono gestire l’emergenza degli arrivi continui, non è solo in seguito all’imposizione da parte del ministero dell’Interno. È perché gli Sprar, cioè il sistema di protezione richiedenti asilo, strutture gestite dai Comune ma con fondi nazionali, sono pochissimi. Ottantasei i posti letto in provincia di Varese. Ora, la speranza che la giunta Cerini di Castellanza avvii uno Sprar e assuma direttamente il controllo dei migranti. «Un sistema che non costa nulla o quasi ai Comuni, perché il 95 per cento delle spese viene coperto dallo Stato – prosegue il prefetto – , ma è un sistema poco utilizzato». Così per evitare l’implosione, il ministero dell’Interno e l’Anci, cioè l’associazione nazionale dei Comuni, ha stabilito un piano di accoglienza nazionale. Il territorio varesino dovrà ospitare, nel corso del 2017, 2.565 migranti. Al momento ve ne sono circa 2.200. I continui bandi, alternati a manifestazione di interesse per l’affidamento del servizio di accoglienza temporaneo, vanno deserti o quasi. Un bando di 450 posti scade in settembre ma «la necessità è enorme, dobbiamo incrementare la disponibilità di posti». Sempre più allarmanti i termini che compaiono nei documenti firmati dal prefetto: “necessario e urgente”. “perdurante e straordinario afflusso”. Da parte dei Comuni (non tutti, ma le eccezioni si contano sulle dita di una mano) non vi è alcuna intenzione di avviare gli Sprar.

Le indagini conoscitive per l’ospitalità vengono così fatte dal prefetto “tra gli enti pubblici nonché di mercato nell’ambito del privato sociale”. Dai municipi, silenzio assoluto o quasi. Inoltre, per evitare che vi siano Comuni con troppe presenze, nell’ultimo bando è sottolineato che “al fine di promuovere una accoglienza diffusa sul territorio, l’Amministrazione si riserva di non affidare il servizio (…)” ma di richiedere “il trasferimento in altro Comune in provincia di Varese di strutture di accoglienza che eventualmente si trovassero” dove esistono o stanno per essere attivati Sprar “per un numero di posti pari o superiore a quelli stabiliti dal Piano di accoglienza”. La Prefettura vuole evitare, in pratica, che vi siano comuni con Sprar e centri di accoglienza con un numero tale di migranti da fare alzare il livello di rischio sicurezza. Dai municipi, critiche rispettose ma pesanti sul ruolo del prefetto nella gestione dei profughi: il sindaco leghista di Gallarate Andrea Cassani chiede al prefetto di inviare i profughi a Varese e Malnate, dove vi sono primi cittadini del Pd (Galimberti nel capoluogo e Astuti a Malnate). Critiche anche da altri rappresentanti politici, come il consigliere regionale Giampiero Reguzzoni, sulla gestione dell’esercito di immigrati a Busto Arsizio.

Il rappresentante del governo sul territorio, non replica, ma spiega. Rispetto al nuovo insediamento a Gallarate, allo Sciarè, la risposta «verbale» c’è stata e più volte, dopo la petizione di mille cittadini, «lì non ci sono le condizioni, non vi è alcuna intenzione di avviare un centro». Rispetto alle critiche di gestione a Busto, il prefetto ricorda che «sono i comuni a dover gestire i profughi, poiché gli Sprar contengono un numero infinitesimale di persone, il ministero dà disposizione ai prefetti di gestirli tramite i centri di accoglienza». La gestione viene organizzata tramite cooperative ed enti, «se i comuni volessero partecipare alla gestione diretta, controllando numeri e flussi e luoghi di accoglienza, basterebbe una telefonata direttamente a me», spiega Zanzi. «E sarei ben lieto di facilitare in tutti modi questa presa di responsabilità da parte delle amministrazioni pubbliche per una emergenza che riguarda tutti».