Notte all’aperto e sgombero Finita la protesta dei migranti

La Prealpina - 28/07/2017

anno trascorso la notte sdraiati sui gradini della stazione o sull’asfalto, usando giacche appallottolate e bagagli come cuscini, guardati a vista da carabinieri e poliziotti, che hanno presidiato piazzale Trieste fino a ieri mattina, quando è arrivato il via libera allo sgombero. E dopo alcuni attimi di tensione la settantina di migranti ancora impegnati nella protesta contro le condizioni di accoglienza da parte della cooperativa Kb è stata accompagnata a bordo del treno e “scortata” fino alla struttura di via dei Mille, a Busto Arsizio, da dove il gruppo era partito il giorno prima. Si è conclusa così la clamorosa protesta dei profughi africani che avevano “marciato” fino a Varese per avere un incontro col prefetto Giorgio Zanzi.

I richiedenti asilo – un’ottantina in tutto – erano giunti in treno nel capoluogo poco dopo il mezzogiorno di mercoledì: la loro intenzione era quella di raggiungere Villa Recalcati per esporre alla massima autorità provinciale il proprio malcontento, ma erano stati intercettati già all’arrivo alla stazione delle Ferrovie dello Stato da decine di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. Qualche scintilla iniziale, animi un po’ surriscaldati, ma le forze dell’ordine sono riuscite a tenere sotto controllo la situazione, convincendo i manifestanti a scegliere una delegazione per presentare le rimostranze in Prefettura: sono state nominate dieci persone in tutto, una per ogni etnia presente.

L’incontro a Villa Recalati, durato oltre un’ora e mezza, ha visto la presenza anche del questore Giovanni Pepè e del capo di Gabinetto della Prefettura Gaetano Losa, ma non è stato sufficiente a convincere gli stranieri a desistere. In serata una decina di loro ha comunque deciso di far ritorno alla struttura di Busto Arsizio, mentre gli altri hanno proseguito a oltranza, accampandosi davanti alla stazione ferroviaria. Nella serata di mercoledì alcuni hanno accusati malori e sono stati accompagnati in ospedale per accertamenti.

Ma la situazione di stallo che pareva destinata a incancrenirsi lì, è stata risolta nel giro di un’ora. Dalla Questura è arrivato l’ordine di intervenire in maniera pacifica ma ferma, e così è stato: poliziotti, carabinieri e militari della Guardia di finanza hanno accerchiato il gruppo, spiegando a chiare lettere che avrebbero dovuto fare ritorno a Busto Arsizio. Sono scattati attimi concitati ma, anche grazie alla mediazione dei funzionari della Questura, la situazione non è degenerata e tutti, anche quelli più determinati, alla fine hanno dovuto desistere. Passanti e pendolari si sono fermati incuriositi per assistere alle operazioni e qualcuno ha iniziato a inveire contro gli stranieri. Tutti i migranti sono stati accompagnati a bordo dei convogli – uno dei quali partito in ritardo per consentire i soccorsi a un profugo diciannovenne colto da malessere – e seguiti fino alla struttura di via dei Mille. La protesta nel capoluogo, insomma, è durata meno di ventiquattr’ore.