Notizie false a tavolagli italiani hanno paura

La Prealpina - 08/05/2017

Le “bufale” sul web creano immotivati allarmi alimentari: 3 italiani su 4 (66%) sono preoccupati dell’impatto sulla salute di quello che mangiano anche per effetto delle fake news sulle caratteristiche di alcuni cibi che circolano su Internet. Un ampio repertorio di falsità che va dall’affermare che l’ananas è un potente brucia-grassi al catalogare carne e latte come dannosi per la salute. Tutto questo emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè presentata in occasione della campagna #stopfakeatavolapromossa dalla stessa Coldiretti e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e agroalimentare in occasione del corso di formazione organizzato in collaborazione con la Scuola superiore della Magistratura.

«Il web – avverte Coldiretti – si configura sempre più come porto franco delle bufale alimentari, con un preoccupante effetto valanga in una situazione in cui il 53% degli italiani lo ha utilizzato almeno qualche volta durante l’anno per raccogliere informazioni sulla qualità dei prodotti alimentari. Il 25% degli italiani – aggiunge Coldiretti – partecipa a community/blog/chat su internet centrate sul cibo che influenzano le scelte di acquisto in modo non sempre corretto».

«La scorretta informazione nell’alimentare ha un peso più rilevante che negli altri settori perchè va a influenzare direttamente la salute – osserva il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo -. Per questo dobbiamo prestare particolare attenzione ed essere grati a quanti sono impegnati nello smascherare gli inganni».

Nel primo quadrimestre 2017 – secondo i dati presentati in occasione della campagna #stopfakeatavola – sono stati sequestrati dall’Ispettorato centrale della tutela qualità e repressione frodi (Icqrf) del ministero delle Politiche agricole prodotti alimentari per un valore di 59,3 milioni di euro, mentre nel pari periodo 2016 il valore era stato di 3,29 milioni di euro.

«Sicurezza a tavola e nella filiera, anche sul web. È su questi fronti che interveniamo ogni giorno per tutelare le nostre eccellenze agroalimentari, i produttori onesti e i consumatori – afferma il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina -. Siamo leader nei controlli e non a caso il nostro sistema viene considerato un modello dagli altri Paesi».

ma se a tavola gli italiani si preoccupano per le “bufale” che circolano in Internet, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda le opinioni politiche degli utenti che, maneggiando notizie diverse su media diversi, possono costruirsi un punto di vista più aderente ai fatti. E’ questa la tesi contenuta in una ricerca della Michigan State University e di Oxford che va in senso opposto alla discussione finora in atto sul tema. Solo pochi mesi fa il parere di alcuni analisti sul peso che le “bufale” circolate online hanno avuto nella vittoria di Trump hanno scatenato polemiche e anche fatto prendere contromisure ai big della tecnologia. E il dibattito si è acceso pure in Europa interessata da importanti tornate elettorali.

«È esagerato pensare che la ricerca online crei dei filtri in cui un algoritmo indovina quali informazioni un utente desidera. Gli utenti maneggiano informazioni diverse per formare un loro punto di vista. Questo dovrebbe rendere meno allarmisti», spiega lo studio commissionato e finanziato da Google, condotto su 14mila utenti di 7 nazioni: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Germania, Italia e Spagna. Agli utenti è stato chiesto come usano la ricerca online, i social media e altre piattaforme per informarsi su candidati, temi politici e per partecipare al processo democratico. Secondo l’indagine più del 50% degli utenti spiega di aver usato “spesso” o “molto spesso” i motori di ricerca per verificare dei fatti, che la disinformazione può a volte ingannare ma l’80% resta abbastanza scettico sulle informazioni trovate online. E c’è anche un altro dato: mediamente ogni utente consulta 4,5 diversi media per avere un punto di vista. In particolare chi è interessato alla politica consulta 2,4 fonti offline e 2,1 online, mentre il 72% dice che ad influenzare il voto sono le discussioni politiche con amici e familiari. Inoltre, il 36% degli intervistati legge notizie con cui non è d’accordo e meno del 20% dice di aver bloccato o tolto l’amicizia a persone con cui non era in sintonia politicamente.