«Non sono un grillino, ma…»

La Provincia Varese - 20/02/2017

«Riempiono le piazze senza
che ci sia una campagna elettorale.
Poi ci si chiede perché i Cinque
Stelle prendano il 30%, mentre
la Lega è al 12?». C’era anche
Gianluigi Paragone, varesino, conduttore
tv de La Gabbia, sul palco
del comizio di Alessandro Di Battista
in piazza del Podestà a Varese.
«Mi chiedono se sono diventato
grillino: no, non sono grillino, ma
i Cinque Stelle sono gli unici che
mi chiamano per parlare di banche
e derivati».
Paragone, come mai sul palco con
“Dibba”?
Ci conosciamo, sa che sto scrivendo
un libro sulle banche. Sapendo
che sono di Varese, m’ha
chiesto se avevo voglia di parlare,
dicendomi che gli avrebbe fatto
piacere, e l’ho fatto.
Un giovane leader grillino che riempie
la piazza più leghista in assoluto
è un segnale?
La novità è che la politica finalmente
riempie le piazze lontano
dalle campagne elettorali. In fin
dei conti il confronto si è sempre
fatto guardandosi in faccia, a viso
aperto: perché tutti gli altri non
lo fanno più? Ti ricordi un appuntamento
politico in piazza senza
che ci sia una campagna elettorale?
Io no, e poi hai voglia a chiederti
perché questi prendono il
30% dei voti… Di Battista è uno
che fa un sacco di date come questa,
incontra i militanti, parla alla
gente incrociandola per strada,
perché poi alla fine è questo il
vantaggio di parlare ad una piazza.
Ha l’impressione che i guai della Raggi
a Roma non incidano sul consenso
ai Cinque Stelle?
La gente ha capito che le vicende
di Roma sono ingigantite da una
parte di potere che coincide anche
con l’editoria che non vuole
i Cinque Stelle. La Raggi può anche
non essere il miglior sindaco
della Capitale e deve ancora dimostrare
tutto, va bene, ma che
ci sia un fuoco di sbarramento
nei confronti dei 5S è innegabile.
Basti pensare alla vicenda degli
«
La novità è che
la politica finalmente
riempie le piazze
lontano dalle
campagne elettorali
sms.
Che risposta può arrivare dagli altri
schieramenti?
Nel Pd si stanno scannando. Nel
centrodestra si deve consumare
definitivamente la leadership di
Berlusconi, ormai senza dubbio
logora, e Salvini se vuol essere
leader deve completare il suo
percorso. Poi c’è un Movimento
che è movimento: non ha sedi, è
sempre in giro per l’Italia a prescindere
dalle campagne elettorali.
E poi c’è un’altra caratteristica
fondamentale…
Quale?
Finalmente c’è una parte del Parlamento
che studia le cose di cui
si parla. Io, ad esempio, sono stato
invitato per parlare di banche,
del crimine finanziario che è in
corso: solo con loro riesco a parlare
di queste cose. L’unico posto
in cui posso parlare di finanza, di
neoliberismo e di tutte le fregature
che ci stanno propinando, è
sotto le insegne del Movimento
Cinque Stelle. Ci andrò sempre,
perché non è che me ne frega se
qualcuno mi punta il dito dicendo
“Ah, Paragone è diventato grillino”.
No, non sono diventato grillino.
A Varese Di Battista lo ha detto:
è un giornalista che rimane
giornalista, non è del Movimento
ma con lui parliamo di queste cose. Ad esempio in piazza ho parlato di derivati. Sono temi che spesso tratta anche Salvini… Ma a me Salvini non ha mai chiesto di parlare di queste cose. Ma vede possibile un’alleanza LegaM5S? Attenzione, Salvini parla di questo ma anche di altri due-tre temi. Deve dare una disciplina, un ordine. C’è un motivo per cui i 5S sono al 30% e Salvini, che pure ha fatto un miracolo, è al 12-13. Di Battista lo ha detto anche mercoledì da me in trasmissione: appoggi in parlamento sui testi e sulle leggi ci potranno anche essere, ma la Lega deve tornare a parlare, a studiare. Il parlamentare non può non sapere. Questi studiano. Sono gli stessi che in Parlamento alzarono barricate sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia. Glielo dissi, che gliel’avrebbero fatta pagare. Ed eccoci qua.