Non solo archeologiaParlano anche le piante

La Prealpina - 09/10/2021

Si tratta di un’occasione da non perdere: oggi pomeriggio alle 15.30 sull’isolino Virginia non parleranno i reperti archeologici, come è nella consuetudine, considerata la sua importante storia, ma gli alberi. E che alberi! Testimonieranno, nella loro vetustà, quanto questo piccolo lembo di terra (9.200 metri quadrati), il più antico sito palafitticolo dell’arco alpino, sia stato amato dagli antichi proprietari che ne fecero un fiore all’occhiello dei loro possedimenti.

Nell’ambito degli eventi che accompagnano la mostra “La civiltà delle palafitte. L’isolino Virginia e i laghi varesini tra il 5600 e 900 a. C.” con sede a Varese nel Museo Civico Archeologico di Villa Mirabello, verrà presentato il patrimonio botanico dell’isola con una visita guidata da Pietro Cardani, direttore forestale del Comune di Varese, capo attività della gestione del verde pubblico, dei parchi e dei giardini, e da Barbara Cermesoni, conservatore dei Musei Civici. È il Comune di Varese, attuale proprietario, che intende presentare al pubblico un aspetto forse meno conosciuto, ma non per questo meno importante. Grazie anche alla collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio e al patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione e della Camera di Commercio che hanno creduto in questa importante mostra che valorizza l’isola come sito Unesco.

Non per nulla è un luogo speciale: sono come pagine di un libro tutte le essenze che vi si trovano. Raccontano una storia lunga due secoli di due famiglie potenti -i Litta e i Ponti- innamorate dell’isola che ne divennero proprietarie e vi piantarono essenze pregiate per dare origine a un luogo particolare che dava prestigio. Essenze esotiche che in realtà non hanno avuto la spettacolarità raggiunta in altri luoghi della nostra zona per l’infoltirsi degli alberi, ma comunque di gran pregio. Come quel noce del Caucaso, importante, citato dal professore Salvatore Furia, i pini strobi, i pini neri provenienti dalla Corsica. Una collezione botanica rilevante che si aggiunge alle formazioni autoctone boschive di ontani neri, farnie, platani, pioppi neri e salici. Poi, sulla sponda orientale dell’isola, compresa tra il ristorante e il museo, le vestigia di un giardino ottocentesco romantico, voluto da Andrea Ponti per la moglie Virginia, da cui prese il nome l’isola (precedentemente chiamata di San Biagio per la presenza di una antica chiesetta e Camilla, dal nome della moglie del duca Litta). Vennero così introdotte specie estranee al contesto naturalistico, come il cipresso calvo della Virginia, con le sue radici aeree, gli pneumatofori, l’abete rosso, il pino nero. Il patrimonio si è impoverito a partire dal 2003 per la massima esposizione dell’isola alle folate del vento Mergozzo. Dei 350 alberi 70 sono stati persi.