«Non massacratemi Suspiria»

La Prealpina - 15/12/2016

Una cattedra da paura; ieri Dario Argento ha tenuto una masterclass aperta al pubblico allo Iulm, nell’ambito del Noirfest. Una conversazione a tutto tondo sulla sua opera e sull’attività di regista, amatissimo anche dalle giovani generazioni. Per lui è un periodo felice: in questi giorni si festeggia il ritorno sugli schermi della versione restaurata di “4 mosche di velluto grigio“, in Francia è appena uscita la versione integrale di Opera, mai proiettata prima, con parti di grande crudezza che da noi furono tagliate dalla censura. Tra un paio di mesi si festeggeranno i quarant’anni di “Suspiria”, sugli schermi del Belpaese uscirà la versione restaurata.

«I giovani? Apprezzano il mio modo di fare cinema, la sincerità con cui l’affronto e la mia sensibilità. Racconto la mia parte oscura, i pensieri più brutali e nascosti, le mie profondità. I miei film sono molto vitali, hanno una forza trascinante che tira fuori le emozioni. Se lo spettatore torna a casa tranquillo vuol dire che il film è stato sbagliato, lo spettatore deve portarsi addosso l’inquietudine. Racconto il mio passato e la mia infanzia filtrati attraverso una memoria fallace che si mischia in un calderone di parenti. La famiglia è origine delle peggiori pulsioni che possano avere oggi gli adulti. Le mie assassine hanno sempre avuto un passaggio grave nelle loro famiglie. Mi fa ridere quando mi chiamano re dell’horror, ho fatto thriller, gialli, horror, mezzi gialli e mezzi horror, ho pasticciato moltissimo nella mia mente, di horror ne ho girati solo quattro».

Argento parla anche del remake, targato Frenesy, che si sta girando al Campo dei Fiori di Varese: «Quella di Suspiria è stata una lunga odissea. Qualche anno fa un gruppo ne aveva acquistato i diritti, e si mise in contatto con la 20th Century Fox. Cominciarono a scrivere la prima sceneggiatura. Da amici della Fox avevo saputo che era brutta. Per questo Jessica Harper, moglie di uno dei presidenti della Fox, che si era messa in lista per produrre il film si è ritirata. La sceneggiatura è tornata ai primi proprietari. Tra loro Luca Guadagnino, che è mio amico, lo conosco da tanti anni. Decise di farlo lui, non so con quanta scienza perché non è tanto adatto a fare a questo genere di cinema. È entrata Amazon nella produzione e hanno riscritto la sceneggiatura. Qualche settimane fa Luca, che non sentivo da anni mi ha invitato sul set a conoscere gli attori. Non sapevo niente del film, nemmeno il cast, avevo sentito solo pettegolezzi. Mi era venuta la curiosità e dissi sì, mi misi d’accordo fissai la data. Il giorno prima lo chiamai e gli dissi: “Non vengo, non mi va di venire, magari avete cambiato tutto e gli attori recitano in un altro modo. Non ce la faccio, non vengo”. Guadagnino ci è rimasto male. A volte si fanno remake per ragioni commerciali e per denaro, altre perché è il film che avresti sempre voluto fare. Non so le motivazioni di Guadagnino, è una persona garbata e intelligente e spero che non faccia un massacro del mio film». E a chi gli chiede quale sia il suo capolavoro risponde di non saperlo.

«Per alcuni Profondo rosso, Opera o Inferno, un film meno conosciuto sull’alchimia in cui ho impiegato molto tempo a inventare enigmi. Oppure Phenomena in cui usavo ragazze molto giovani, o Tenebre, un film a cui sono molto affezionato».

Interessanti le riflessioni sulla concezione di male e paura: «Il male è dentro di noi, lo vediamo riflesso in faccia ai conoscenti e nei telegiornali, è una malattia molto diffusa. Il male che tocco nei film è più profondo, viene dai miei sogni, allucinazioni, pensieri strani e perversi. Raccontare il male non è liberatorio, a me non libera per niente. Faccio film, prendeteli come volete, non mi pongo come spettatore».

Quanto alle maestranze rivela una grande differenza tra Italia e l’America: «In Italia una parte se ne frega e non si pone problemi, l’altra se li pone e nasce un gruppo compatto e coeso fino a fine. Ho lavorato a Vancouver dove ogni volta che proponevo strani movimenti della macchina e inquadrature che diano immagine imperfette, tutti mi dicevano “bravo, bene“ entusiasti come se l’avessero fatto loro, con una grande passione che la prima volta mi ha stordito».