«Non impediteci di lavorare»

La Prealpina - 18/07/2017

“Tutti a nanna alle 23”, “Basta casino”. Gli esercenti del centro criticano e, su certe sfumature, promuovono la misura contenuta nel nuovo regolamento di polizia urbana. Il provvedimento vieterà la musica a tutto volume nei locali (se i decibel rimbombano all’esterno), tra i tavoli, tra le vie del centro. Nessuna possibilità di ascoltare note assordanti e nessuna possibilità di fare rumori molesti. L’abc della buona educazione o la fine della movida? Sull’argomento si sono interpellati quattro dei principali locali del centro.

«La movida è bella e funziona – dice Cesare Lorenzini del ristorante Bologna – e una volta ci si lamentava perché Varese era una città morta. Ora il capoluogo è vivo, almeno durante la bella stagione e si organizzano diversi eventi. Eppure si protesta lo stesso. Bisogna trovare un giusto equilibrio. È indubbio che vi sia un problema di educazione e di fracasso, soprattutto per i giovani. Va bene divertirsi perché anche a noi, quando eravamo ventenni, piaceva fare notte. Tuttavia mi sembra che una volta ci fosse maggiore rispetto, invece qui è un vandalismo continuo e in termini di pulizia e di ordine abbiamo perso molto. Dalle 23 in poi si può vivere lo stesso la città, ma in maniera diversa, come avviene all’estero. Non è soltanto colpa delle persone, si badi bene. Anche le istituzioni ci mettono del loro: qui davanti, in via Broggi, è da sei mesi che sono saltati via tre sampietrini, creando un buco enorme e pericoloso. Non sono mai intervenuti».

Per molti esercenti, però, il limite delle 23 è un po’ troppo in stile “andare a letto con le galline”.

«È troppo presto – afferma Angelo Mogavero del ristorante Teatro – perché i tempi sono cambiati e la gente esce a quell’ora. Certo, il rumore va moderato, stando dentro i limiti di legge, ma qui bisogna lavorare altrimenti come facciamo a mantenere in piedi l’azienda se i clienti diminuiscono e gli oneri restano gli stessi? La colpa però è anche delle persone: sporcano ovunque e non usano i cestini. L’altra sera un tizio mi ha vomitato appena dietro il locale. Infine ricordo agli operatori che, almeno davanti alla propria attività, andrebbe pulito».

Per Alessandra Rizzello dell’Orchidea la situazione è ancor più grave: «Ci dicano – tuona – se dobbiamo chiudere. Qui non si riesce più a lavorare. Siamo qui da vent’anni e, ormai, a Varese si lavora solo nella stagione estiva. Se ci limitano così pesantemente sarà dura. Anche perché non si capisce esattamente quali siano i limiti e i nostri compiti, soprattutto perché noi siamo imprenditori e non tutori dell’ordine pubblico. Per non parlare del cantiere che ci hanno aperto davanti al bar, senza che il Comune ci avvisasse o interpellasse. Insomma, noi non possiamo sgarrare di una virgola, loro fanno quello che vogliono». Infine per Luciano Sauchelli della Caprese, «anche se la movida è più spostata rispetto a piazza Giovine Italia, i giovani alle 23 iniziano la serata. È troppo presto come orario per bloccare la musica».