«Non dimentichiamo la nostra tradizione Un valore aggiunto per rilanciare l’economia»

La Provincia Varese - 04/09/2017

Il mese di settembre è sempre un po’ come un nuovo inizio: in estate un po’ tutto va in pausa e come per l’inizio di ogni nuovo anno si fanno propositi e nuovi progetti. E per le imprese questo significa anche fare i conti di quello che c’è e ciò che manca. Industria 4.0 d’accordo, ora la parola d’ordine è quella, ma non basta: a fare il punto è Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese, il quale ricorda che accanto alle moderne e giuste nuove tecnologie e metodi di produzione la tradizione, seppur riveduta e corretta, ha ancora qualcosa da dire. «Alla bulimia da innovazione rispondo che sì, è importante, ma non è necessario innovare per forza un prodotto: è possibile tornare alla tradizione, o attenersi a storia e conoscenze antiche, utilizzando strumenti e tecniche nuovi per veicolarle nel mondo». Ci sono ancora mestieri talvolta sottovalutati, trascurati, o di recente passati in eredità. E quindi cambiati: «Vedo ragazzi che si riappropriano della terra e di borghi abbandonati seppure con uno spirito e con modalità diverse rispetto a chi li ha preceduti, utilizzando i social, innovando e sfruttando capacità e fantasia. Una combinazione fra passato e presente grazie alla quale riescono ad avere successo» analizza Galli. Quello che serve oggi è innovazione di prodotto, dunque, ma anche di processo: «Ricordo sempre – racconta il presidente di Confartigianato Varese – una persona che produceva tavoli particolari, realizzati in cemento eppure leggerissimi. Tavoli la cui particolarità stava nelle capacità e nella manualità di quell’uomo. Ecco, quando penso alla tradizione, penso a mestieri che rischiano di andarsene con chi li pratica, spesso perché a questi mestieri non viene riconosciuto il valore, anche economico, che meriterebbero, disaffezionando i giovani». Servono dunque dei correttivi, delle soluzioni: «Difficile trovare quella perfetta. Personalmente – prosegue Galli – penso che ci vorrebbero sviluppatori, o incubatori, di professioni, ovvero strutture in grado di incanalare il business delle aziende e dei mestieri di nicchia affiancandolo a un adeguato supporto dal punto di vista normativo, commerciale, del marketing, dell’internazionalizzazione, della formazione e del credito». Più formazione e più credito dunque, ma anche più regole chiare ed eque: «Quello delle regole, chiare, certe, semplici, è un impegno che ci siamo presi, al quale non intendo derogare e attorno al quale ho raccolto grande consenso e responsabilità da parte degli associati» spiega Galli, che c’è una regola in particolare alla quale tiene. «Ed è la legalità, nel senso vero del termine. Voglio una giustizia giusta, rapida e chiara, la giustizia che serve alle imprese e che risolverebbe una marea di problemi, al pari di una burocrazia snella e di una tassazione giusta. Giustizia veloce e certa significa garanzia per le imprese e garanzia nei rapporti commerciali, cosa alla quale tengono moltissimo anche gli investitori». Non agire su questa leva, oltre che sulla leva del credito, «significa perdere enormi opportunità, senza peraltro che ce lo si possa permettere», dato che «siamo ancora in presenza di un calo del numero imprese, soprattutto piccolo e piccolissime, le quali oltre alle difficoltà di accesso al credito soffrono il carico di adempimenti e il loro relativo costo». n