«Non c’è da festeggiare» I comitati contro Malpensa

La Prealpina - 08/01/2019

Per i comitati non c’è niente da festeggiare: «Il limite è stato superato e il territorio è al collasso. Ma è uno scenario che noi denunciamo da anni». Alla luce del record dei 24,7 milioni di passeggeri registrati in aeroporto nel 2018, dicono la loro anche i comitati “no Malpensa”.

Per Beppe Balzarini, storico presidente di Unicomal Lombardia (unione dei comitati del comprensorio di Malpensa per la tutela dell’ambiente e della salute), si «continua ad andare avanti con la strategia del fatto compiuto».

Nel mirino, in particolare, c’è «il trionfo di Sea, che non ferma più nessuno», anche se «secondo noi il limite di sostenibilità – nel riferimento di Balzarini al limite riecheggia, non a caso, un concetto caro al sindaco di Arsago Claudio Montagnoli – è stato superato». L’aeroporto come un qualcosa di ineluttabile, insomma, che il territorio deve accettare, perché «manca la pistola fumante» in grado di comprovare i danni che provoca. Per Balzarini l’esempio lampante di questa strategia «è il Masterplan, prima tirato per le lunghe da Modiano, poi sparito dai radar. Senza alcuna valutazione, né d’impatto ambientale (Via), né ambientale strategica (Vas)». E il ruolo del Cuv da questo punto di vista viene giudicato insufficiente: «Il presidente uscente Ventimiglia sostiene che Malpensa è un’opportunità. Ma per dirlo bisogna misurarla». Ancor più duro nei confronti dei sindaci del territorio è Federico Oppi, del comitato Difendere Somma, che definendo quello di Malpensa «Un territorio ormai inospitale, invivibile, insalubre e sterile, destinato a collassare su se stesso nell’arco di una sola generazione», accusa frontalmente la politica locale di «Ipocrisia, arroganza, ignoranza (dal verbo ignorare…) e, a questo punto siamo legittimati a pensarlo, anche tanta malafede».

A irretire sono state in particolare le recenti «Dichiarazioni di vari sindaci del Cuv che denunciavano il fatto che il territorio è al collasso, che la circolazione stradale è in tilt e che le emissioni rumorose e gassose degli aerei sono intollerabili». Ma è qualcosa che «i comitati attivi sul territorio avevano previsto e denunciato già parecchi anni fa, ricevendo in cambio dagli stessi sindaci sordità, derisione e magari dispregiative etichette quali “reazionari”, “ambientalisti”, “fomentatori”, “anti-progressisti”, “signor No”, “No-tav”, eccetera». È per questo che Oppi ora chiede agli amministratori «quanto potrà ancora crescere l’aeroporto di Malpensa» ma anche «a chi devono essere attribuite le documentate devastazioni ambientali».
Ce n’è per tutti: per il sindaco di Casorate Sempione Dimitri Cassani, che «non si è mai opposto nei fatti» alla ferrovia Gallarate-T2. Per quello di Somma Lombardo Stefano Bellaria: «Siccome le strade dell’area Malpensa sono in tilt, la panacea prospettata da Bellaria e da molti suoi colleghi è quella di crearne di nuove». Per il primo cittadino di Arsago Montagnoli, che «Reclama nuove infrastrutture su tutto il territorio, soprattutto al di fuori dei propri confini comunali. Perché la spazzatura è sempre meglio nasconderla sotto lo zerbino». E infine per quello di Vizzola Ticino Romano Miotti che starebbe «Mercificando il proprio territorio consentendo la realizzazione» del centro commerciale al Business Park, giudicato «l’ennesimo immenso ecomostro della nostra ridente provincia».