«No alla nazionalizzazione»

La Prealpina - 27/04/2017

Forse non c’è nessun’altra provincia italiana che, come quella di Varese, abbia subito negli anni pesanti ripercussioni economiche frutto della crisi di Alitalia. Le imprese del territorio se lo ricordano bene. Il de hubbing della compagnia di bandiera dallo scalo di Malpensa fu una scelta che ancora oggi lascia strascichi. E oggi, che Alitalia si trova all’ennesimo bivio tra salvezza e fallimento, sono proprio i protagonisti del mondo produttivo a chiedere che, questa volta, non si facciano favoritismi e si assumano decisioni che tengano conto anche delle conseguenze a lungo termine.

«Oggi si parla dei tanti posti di lavoro che purtroppo sono a rischio – commenta Riccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese – ma quanti ne sono stati persi nell’indotto di Malpensa dopo il de-hubbing deciso da Alitalia? Innanzitutto diciamo no ad una nazionalizzazione di Alitalia, non solo perché si tratta di una soluzione impraticabile a fronte delle normative europee, ma anche per una semplice questione di principio che non si possono creare nelle aziende private (qual è ormai da tempo la compagnia area) fasce di serie A e di serie B. Imprese che, da una parte, possono essere salvate qualsiasi cosa succeda e, dall’altra, imprese, penso soprattutto al settore manifatturiero e dei servizi, che operano sul mercato, pagandone il prezzo, quando non riescono più ad essere competitive. Poche aziende come Alitalia hanno potuto beneficiare di aiuti da parte dei vari governi che si sono succeduti in questi anni e ciò anche a scapito di altri interessi generali, come quelli di salvaguardare investimenti strategici come Malpensa e la sua accessibilità, su cui molto è stato fatto anche in termini di risorse pubbliche stanziate. Uno strabismo che abbiamo come territorio subìto con gravi ripercussioni economiche, di sviluppo e occupazionali».

Sulla stessa linea anche Davide Galli, presidente di Confartigianato Varese : «Il mercato ha le sue regole – afferma – e l’impresa non può che adeguarsi. Alitalia lo ha saputo fare negli anni? Forse non quanto ci si sarebbe aspettati, a discapito di investimenti importanti e scelte dolorose come il de hubbing da Malpensa. Lo Stato è chiamato a non garantire vecchie rendite di posizione ma a sostenere con normative adeguate al tempo che viviamo la libertà di impresa».

Insomma, gli imprenditori varesini vorrebbero che per una volta si provasse a pensare in grande, magari trasformando una crisi che sembra irreversibile in una nuova opportunità tutta da costruire. «Diciamo queste cose non perché ci auguriamo il fallimento di Alitalia, un fallimento di cui (poco o tanto) tutti rischiamo di pagare un prezzo – spiega ancora Riccardo Comerio – Quanto piuttosto per richiamare i decisori di questa partita a guardare alla situazione della compagnia avendo uno sguardo più ampio sul futuro di tutto il sistema dei trasporti aerei nazionali. Nulla deve essere perso di vista, altrimenti il rischio è di risolvere un problema da una parte, creandone di nuovi dall’altra. Basta, insomma, sacrificare sull’altare dell’interesse di un’azienda quello generale legato allo sviluppo delle infrastrutture di tutto il Paese a vantaggio del sistema produttivo». Gli industriali varesini, insomma, chiedono di non ripetere gli stessi errori del passato. «C’è la necessità di anticipare oggi – continua Comerio – ciò che avverrà nei prossimi anni, anche in base llo sviluppo del settore del trasporto aereo, previsto in espansione e da cui dipendono molte delle sorti di economie locali fortemente internazionalizzate come la provincia di Varese. Penso sia ai voli cargo, ma anche agli altrettanto importanti voli per le attività di relazione e commerciali».