New York e Tokyo dopo Londra

Quando un’idea è buona e chi poi la deve realizzare ne ha l’adeguata forza c’è poco da fare: vola. Da Gallarate a Londra e ancora più in là. Infatti: «Adesso per la mostra “Missoni, l’arte, i colori” e per il Maga si aprono prospettive su New York e Tokyo». Insomma, l’accoppiata tra il brand che non ha bisogno di presentazioni e il museo che ha consolidato le sue capacità di allestitore può fare il giro del mondo. Portando con sé il nome della città. Dove tutto ha avuto origine.

Ad annunciarlo, dando pressoché per certo l’approdo nella Grande Mela alla fine dell’esposizione nel londinese Fashion and textile museum (aperta al pubblico il 6 maggio, sarà visitabile fino al 4 settembre), è Bruno Ragazzi. Professionista della moda da sempre, collaboratore della maison fondata da Ottavio e Rosita Missoni da quarant’anni e, soprattutto, compagno di Angela Missoni. Uno di famiglia.

Lui, che tra l’altro è appassionato cultore dell’arte moderna, questa mostra la segue con sguardo attento dall’inizio. Ovviamente, c’era all’inaugurazione gallaratese durante l’Expo e a quella londinese capace di richiamare oltre cento giornalisti internazionali. Ora, a globalizzazione avviata, unendo i due eventi, giunge a un conclusione: «Il Maga ha potenzialità enormi. Ma forse in città non c’è molta consapevolezza diffusa di ciò. Basti pensare che per un visitatore in arrivo da fuori è difficile trovarlo. Però il suo valore è ormai chiaro. Non a caso si sta cominciando ad avere contatti per portare l’allestimento anche a New York e Tokyo con la medesima formula che vede la struttura di via De Magri protagonista. Missoni non ha bisogno di presentazione, come del resto gli artisti che gli sono stati abbinati, e il Maga ha dimostrato tutta la sua capacità espositiva nel legame arte-moda». Detto ciò, Ragazzi aggiunge: «Tutto grazie a un’iniziativa di Roberto Borgo».

Dunque, il tema del polo museale resta al centro della campagna elettorale. Anche se questo non è tanto un vero endorsement nei confronti del candidato sindaco, quanto il pubblico riconoscimento di «un’idea avuta da Borgo» ai tempi di Sea quando propose a Vittorio Missoni e a sua sorella Angela di allestire una mostra sul brand dei colori al Terminal 1 di Malpensa in occasione dell’esposizione universale. Era il 2012. Qualche tempo dopo l’idea trovò concretezza al Maga. E lì prese il volo.

«A Gallarate il successo è stato grande», afferma Ragazzi. «Ed è dovuto al fatto che non si trattava soltanto di moda, ma anche di arte. Due elementi che avvalorano una produzione con al centro il colore che ha caratterizzato un’epoca». In pratica, la proposta giusta nel posto giusto al momento giusto. Nei sei mesi in cui il mondo si è riversato qui. Ecco il punto: «Durante l’Expo sono passati tanti stranieri a vedere la mostra, tanti giornalisti internazionali. Anche Anne Wintour eFranca Sozzani. Molti ci chiedevano perché non a Milano. Noi rispondevamo che qui sono le radici di Missoni. Eppoi la struttura è eccezionale, l’ideale per lo scopo prefisso. Io stesso sono rimasto a bocca aperta quando l’ho vista la prima volta. Spiegavamo che qui ci sono le origini, la sede ideale e le adeguate competenze come dimostrato nell’allestimento curato dalla direttrice Emma Zanella, da Luciano Caramel e da Luca Missoni. In più c’è una collezione di arte contemporanea che si abbina perfettamente al tema».

Tra i visitatori di quel periodo c’è stata Celia Joicey, la direttrice del Fashion and textile museum, che «è rimasta entusiasta». Così è nata “Missoni Art Colour” in corso nella capitale inglese con le stesse opere e il medesimo know how organizzativo. «Adesso il Maga è conosciuto anche a Londra come promotore e allestitore», conclude Ragazzi. «Ripeto: il museo gallaratese ha grandi potenzialità». Abbastanza per farsi apprezzare pure negli Usa e in Giappone. «Grazie a una buona idea di partenza».