Nessuna via d’uscita per la 336

La Prealpina - 10/01/2019

uperstrada 336, vecchia e pericolosa. Ma senza alternative nell’immediato.

La superstrada della Malpensa sconta una sorta di peccato originale. Fu realizzata in fretta e furia alla fine degli anni ‘80, facendo un upgrade da quella che era una normale strada con i semafori agli incroci, per poter sfruttare i finanziamenti a disposizione per i mondiali di Italia ‘90. Tanto che divenne celebre il caso del ponte del Gabibbo a Cardano al Campo, un sovrappasso oggi trasformato in ponte verde: realizzato in un punto dove non c’erano strade solo perché nel progetto era previsto un manufatto in più di quelli necessari.

I problemi iniziano sin dal principio, allo svincolo di collegamento con l’autostrada A8 Milano-Varese, dove chi proviene da Busto per andare a Varese deve tagliare letteralmente la strada per portarsi a sinistra così come, per andare a Milano, chi proviene da Malpensa sulla corsia di sinistra deve dirigersi verso destra e tagliare la strada a sua volta. Un pasticcio mai risolto. Ma tutti gli svincoli del tratto tra Busto Arsizio e il Terminal 2 di Malpensa, alcuni più, altri meno, sono considerati stretti, scomodi e pericolosi soprattutto per chi si deve immettere in superstrada. In particolare l’uscita di Gallarate-Samarate, letteralmente impiccata con corsie di ingresso e uscita strettissime. Un altro punto critico è il viadotto sopra il Terminal 2 di Malpensa, una chicane sospesa su un sovrappasso, dove la velocità sarebbe ridotta a 50 chilometri orari, anche se in realtà nessuno rispetta il limite. E poi c’è il problema di fondo dell’assenza della corsia di emergenza, che trasforma la 336 in un vero inferno di lamiere ogni volta che si verifica un incidente. È proprio per questo motivo che recentemente il gruppo di Forza Italia di Cardano al Campo ha provocatoriamente, ma non troppo, chiesto di «abbassare il limite di velocità lungo la superstrada a 70 chilometri orari, controllati da una fila di autovelox», per renderla più sicura e ridurre il rischio di incidenti.

Che fare dunque? I sindaci del territorio da tempo invocano soluzioni per rendere più sicura e meno congestionata la 336. Anche se il sindaco di Casorate Sempione Dimitri Cassani, parlando da geometra, sostiene che sarebbe «tecnicamente impossibile correggere» la superstrada, andrebbe rifatta da capo.

La stessa Anas, sollecitata sull’opportunità di intervenire per riqualificare l’arteria, ha recentemente ammesso con i suoi tecnici come non ci siano gli spazi fisici per un ampliamento della superstrada. Così servono alternative, anche se le famose opere contenute nel piano d’area di Malpensa del ‘99 sono tutte confinate nel libro dei sogni: l’unica che partirà a breve è la bretella di Gallarate, che collega lo svincolo di Pedemontana sulla A8 direttamente con la 336 e che potrebbe in parte sgravare il traffico sul pericoloso svincolo tra la A8 e la 336. Ma i lavori non partiranno prima della fine di quest’anno. Inoltre, ogni ipotesi di potenziamento dei servizi ferroviari è complicato dalla saturazione delle linee sui binari in uscita da Milano, perlomeno fino a quando, chissà quando, non ci sarà il terzo e quarto binario tra Rho e Gallarate.

 

Sistemare gli ingressi o chiuderla al traffico

Bisognerebbe chiuderla al traffico e sistemarla una volta per tutte prima di riaprirla definitivamente, ci volesse pure un anno, la superstrada 336. Quella storica. Quella che c’è da sempre e unisce l’autostrada più trafficata e ultimamente manutenuta del mondo, l’A8/A9 Milano-Laghi, all’aeroporto intercontinentale della Malpensa. Bisognerebbe chiuderla subito perché è pericolosissima.

Qualcuno penserà che questa affermazione superi il paradosso e sia una provocazione. Certo. Come si fa a impedire per un tempo indeterminato ad auto e camion di accedere al più importante anello di congiunzione della grande viabilità con l’unico, vero – nonostante il dehubbing – e funzionante hub italiano? Non si può, ovvio. Senza contare che la 336 è la tangenziale di tutta la zona. Si creerebbe un grosso guaio.

Ma l’ipotesi della chiusura ci viene in mente perché non è concepibile che non ci sia un accesso uno in sicurezza alla superstrada nel tratto tra l’A8 e il Terminal 2 e ritorno. L’emblema è l’ingresso al confine tra Gallarate e Busto Arsizio verso l’autostrada: una corta mezza corsia che chiamarla di accelerazione – sarebbe proprio questo il suo ruolo – è un insulto all’intelligenza e che se sopraggiunge un camion a velocità media diventa un problema.

Quindi, occorre fare qualcosa. Si riduca il limite di velocità, si lasci soltanto una corsia di marcia per carreggiata, si trovi una soluzione. Perché la costanza e la regolarità degli incidenti è lì a dimostrare quanto sia insicura una superstrada che prima della sistemazione legata ai Mondiali ‘90, quando i sottopassi presero il posto dei semafori, funzionava. E non si venga a dire che è colpa di Malpensa: l’aeroporto non c’entra nulla, semmai ne è anch’esso vittima.