Navettegratuite dal marketal centrostorico

La Prealpina - 30/09/2016

Difficile contrastare la grande distribuzione organizzata quando si è nani contro giganti: perché allora non avvicinare i due mondi per trarne vantaggio reciproco? La pensa così Alessandro Milani, storico cartolaio del centro storico e membro del Consiglio direttivo di Aime, l’Associazione imprenditori europei.

La sua proposta per il rilancio del piccolo commercio è semplice e al contempo innovativa: perché non assicurare delle navette pubbliche nei grandi centri dello shopping in periferia per portare i cittadini anche nel cuore della città? In questo modo non si rischierebbe un muro contro muro e gli affari sarebbero positivi in entrambi i mondi: dal carrello all’acquisto nei negozi storici. Milani ancora ci crede, nonostante da dietro il suo bancone di via San Martino, a due passi da corso Matteotti, ne abbia viste passare di tutti i colori, dalla crisi economica alle vetrine spente. Il ragionamento è semplice: «Il sabato mattina il centro di Varese è spopolato mentre i supermercati sono stracolmi, un’immagine ben diversa dal passato – fotografa il commerciante -. Se noi garantissimo dei collegamenti rapidi fra il ring e la periferia, questo problema si potrebbe risolvere: penso ora in particolare al progetto dell’ex Malerba (in fondo a viale Europa, dove nascerà la grande Esselunga, ndr). Abbiamo questa grande occasione: spetta all’amministrazione comunale porre dei vincoli al privato, così da spingere chi vuole insediarsi a studiare dei progetti di sostegno alla città. Per esempio, appunto, i collegamenti gratuiti. Altrimenti, se dall’esterno e dai paesi limitrofi i consumatori diretti in città continueranno a diminuire, continuerà a indebolirsi anche la richiesta e le attività moriranno. Questa sinergia fra le due realtà sarebbe molto importante».

Resta da capire, però, quale vantaggio potrebbero avere i grandi centri commerciali ad accompagnare i clienti altrove, invece che coccolarli e tenerseli stretti per vari servizi, dal parrucchiere all’alimentare. Ma Milani ribadisce che il volano economico sarebbe tale per tutti: «Un negoziante che non lavora è anche un imprenditore che non investe, che non cambia i macchinari e non fa muovere a sua volta l’economia – aggiunge -. Il commercio deve sapere che cosa fare e dove andare: creando un’unione che abbatta le distanze non avremo più isole ma un sistema, così che il consumatore possa avere anche una proposta variegata».

Se il mondo è cambiato, è cambiato in particolare quello degli acquisti: «Non siamo più negli anni Ottanta, anche se gli affitti degli immobili in centro sono rimasti alle stelle come allora – ammonisce l’imprenditore -. Come categoria facciamo fatica ad adeguarci, non sappiamo aggiornarci, non abbiamo saputo fare squadra “contro” la Gdo: e anche le proposte di unione delle attività del centro sono naufragate. E non per colpa della clientela, ma per la resistenza dei colleghi: ora serve un’aggregazione trasversale, anche come Aime siamo impegnati su questo fronte».

Milani ha una visione chiara davanti agli occhi: «L’alimentare sparirà dal centro e sarà rappresentato solo dalla Gdo, resteranno negozi più piccoli, di nicchia, ad alta specializzazione. Perché il cliente è sempre più informato e attento alla qualità del prodotto». E l’impressione è che l’insegnamento sia: o ce ne accorgiamo in fretta, o ci estingueremo.