Napoli, Camera di Commercio, i dubbi degli industriali

L’Unione Industriali interviene sul clamoroso esito delle alleanze tra le associazioni alla Camera di Commercio. La prossima elezione di Ciro Fiola, alfiere della galassia dei piccoli negozianti, suona come una sconfitta imprevista per tanti imprenditori, in particolare per Palazzo Partanna. L’insediamento dei sostenitori dell’ex consigliere comunale nel parlamentino di Piazza Bovio determinerà un cambiamento radicale negli assetti dell’ente camerale partenopeo. Un vero e proprio terremoto, perché per Fiola si delinea una maggioranza piuttosto netta. Dagli avversari del prossimo presidente giunge un’analisi a tutto campo sul futuro dell’ente. Il leader degli Industriali Ambrogio Prezioso, con la consueta eleganza, riconosce la vittoria dello schieramento di Ciro Fiola, pur annunciando un’opposizione rigorosa. «La nuova Camera di Commercio – dichiara il Presidente di Unione Industriali Napoli, Ambrogio Prezioso – deve saper armonizzare le istanze di settore in una visione comune dello sviluppo sociale ed economico, al servizio delle imprese e della città».
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Una posizione che risulta di fatto molto simile a quella espressa 24 ore prima da Fiola, che aveva annunciato che «La Camera dovrà essere la casa delle imprese». Ambrogio Prezioso, comunque, approfondisce la sua analisi, richiamando gli obiettivi indicati da Confindustria per la riforma del sistema camerale. «È necessaria – prosegue Prezioso – una sempre maggiore funzionalità, una riduzione dei costi con una più mirata allocazione delle risorse, con la conferma e valorizzazione del ruolo di rappresentanza che compete alle associazioni imprenditoriali». E la spending review nell’ente di Piazza Bovio risulta, peraltro, in atto già da qualche tempo. Prezioso illustra poi i mutamenti nelle funzioni dell’ente camerale. A questo proposito, il leader degli Industriali sottolinea «sia il ruolo marcatamente tecnico assunto dalla Camera di Commercio con la riforma, con la più spiccata rilevanza di funzioni di servizio, sia la gratuità degli incarichi e la razionalizzazione delle aziende speciali». Proprio le funzioni di servizio che, per legge, l’ente deve assicurare ai suoi iscritti sono il cuore della questione. Le parole di Prezioso sembrano indirizzate a quei servizi alle imprese, previsti per legge, e che risultano necessari per l’esercizio e per lo sviluppo delle attività imprenditoriali. Le tormentate vicende- politiche e non solo – della Camera negli ultimi anni e la lunga vacatio istituzionale hanno determinato spesso negli imprenditori la percezione della mancanza del ruolo di supporto alle imprese da parte dell’ente. E, d’altronde, questa funzione risulta tanto più rilevante perché la Camera di Commercio di Napoli è la terza in Italia per il numero di unità iscritte. «Una condizione – aggiunge Prezioso – che responsabilizza chiunque ne delinei le prospettive e sia chiamato a coordinarne l’attività».
E qui arriva il riferimento diretto ai prossimi assetti istituzionali ed al ruolo di opposizione che toccherà agli Industriali. «Noi vigileremo con rigore sottolinea Prezioso – perché si affermino questi principi». La vittoria di Fiola, dunque, risulta ormai un dato acquisito. Ma non manca una coda velenosa. «Non possiamo non esprimere sorpresa – conclude Prezioso – per risultati che addirittura disorientano rispetto alla conoscenza che si ha del territorio, delle sue imprese e dei tanti luoghi e sedi di confronto sociale nei quali non è mai emersa una capacità rappresentativa come quella che oggi verrebbe riconosciuta in occasione del rinnovo della Camera di commercio napoletana». La nuova composizione del consiglio camerale, quindi, a Palazzo Partanna non sembra rappresentativa del tessuto imprenditoriale partenopeo, almeno per come era stato fino a poco tempo fa. Una posizione che presumibilmente provocherà una replica da parte del prossimo presidente della Camera di Commercio. Per lo stesso Fiola, intanto, sono già sicuri 17 seggi ed altri se ne aggiungeranno nei prossimi giorni. Tra quelli già certi, otto riguardano il commercio, tre il turismo ed i servizi, altri due per l’industria ed uno per l’artigianato.