NACA Camera di commercio della Maremma e del Tirreno: le nuove sfide del 2017

Altra Testata - 12/01/2017

Segnali positivi, ma anche incertezze. I primi evidenziati da un trend di crescita delle imprese iscritte; le seconde dettate dal nuovo quadro normativo nazionale che fissa nuove funzioni senza tuttavia definire le risorse per il loro effettivo assolvimento. È il succo, in estrema sintesi, del primo bilancio della nuova Camera di commercio della Maremma e del Tirreno nata dalla fusione degli enti camerali di Grosseto e Livorno. Bilancio tracciato dal presidente Riccardo Breda a tre mesi dalla nascita della nuova Camera e con un nuovo anno solare di lavoro ancora tutto davanti. Si parte con i segnali positivi: al 30 settembre 2016 le imprese iscritte alla Camera della Maremma e del Tirreno erano circa 77.300 contro le 76mila del 2016 ottenute sommando quelle della Camera di Grosseto e quelle della Camera di Livorno. Dato ufficiale vecchio, ma che pare confermato anche dai numeri parziali dell’ultimo trimestre dell’anno passato.

Secondo il presidente Breda, inoltre, è positivo pure il fatto che Grosseto e Livorno abbiano già fatto ciò che le altre Camere di commercio dovranno fare entro poco più di un anno, posto che il decreto legislativo per la riforma del settore è entrato in vigore alla fine di dicembre, ovvero l’accorpamento. «Adesso abbiamo un piccolo vantaggio rispetto agli altri territori – ha detto Breda nella conferenza stampa di inizio anno – Le altre Camere dovranno necessariamente affrontare un periodo di stop delle attività per affrontare l’accorpamento; noi, invece, potremmo subito dare il via alle linee di sviluppo del territorio che si riterranno necessarie». A questo proposito il presidente della Camera della Maremma e del Tirreno ha annunciato lo stanziamento, deliberato dal Consiglio camerale, di 300mila euro proprio per dar corso alle misure migliori per portare aiuti efficaci. «Le ombre che abbiamo di fronte – ha aggiunto Breda – riguardano il nuovo ruolo che la riforma assegna anche alla nostra Camera. Dovremo fare tante cose nuove, mentre non dovremo più farne altre. Ad esempio non potremmo più accompagnare le aziende all’estero per pianificare all’estero l’export. Però dovremo occuparci, ad esempio, della valorizzazione del patromonio culturale, della promozione integrata del territorio e di altri settori particolari. Con quali risorse? Questo ancora non lo sappiamo. Sappiamo però che il diritto camerale è stato ridotto del 50% e questo qualche problemino ce lo dà».