Museo della moto, il Comune: «Parliamone»

Una strada senza sbarramenti, ma che ancora non ha avuto il semaforo verde. Potrebbe suonare così la risposta di Palazzo Estense all’appello di Enrico Minazzi, presidente del Registro storico Aermacchi, per creare anche nel capoluogo un museo della moto in omaggio alla tradizione locale. La proposta era stata rilanciata domenica scorsa in occasione del venticinquesimo motoraduno alla Schiranna (nella foto Blitz), con almeno trecento appassionati riuniti per l’esposizione d’epoca e il tour nel territorio.

«In omaggio a questa cultura, Varese merita proprio uno spazio pubblico dedicato alla storia delle due ruote, visto che qui nel secolo scorso erano attivi sessanta marchi e anche oggi possiamo contare su aziende importanti del settore». Così Minazzi, che aveva lamentato una scarsa attenzione da parte delle istituzioni davanti all’idea di potenziare e aprire al pubblico spazi con mezzi storici come quelli di Gianpio Ottone. Da via Sacco le porte non sono sbarrate, anzi, ma il progetto è comunque lontano: «Nessuno direbbe no a prescindere a questa proposta, che è molto interessante anche se tutta da valutare – replicano gli amministratori -. Non esistono insomma preclusioni o preconcetti di nessun tipo, anzi ci mettiamo a disposizione per incontrarci e ragionare insieme su un’ipotesi che però dovrà avere una sostenibilità economica. Siamo solo all’inizio e bisogna valutare moltissimi aspetti, ma siamo aperti al dialogo e al confronto. Ragioniamo insieme su una possibile soluzione. Poi si vedrà».

Da Aermacchi a Frera a Mv, il territorio varesino ha legato la sua storia produttiva a marchi storici in campo agonistico o per il tempo libero. Un rapporto sancito anche da “Varese terra di moto”, il progetto che riunisce i produttori, le istituzioni e gli appassionati in una sorta di distretto specializzato. Chissà che tutti insieme non si riesca a coronare il sogno di un museo delle due ruote in città.