Museo Castiglioni, fatti più in là

La Prealpina - 11/05/2017

Neppure un egittologo riuscirebbe a sciogliere questo enigma varesino: come mai durante la visita alla tomba di Tutankhamon, riproduzione fedele allestita al Museo Castiglioni, domenica scorsa si udiva – incessante – il ritmo dei tamburi della Capoeira brasiliana? Mistero amministrativo. Un indizio per chiarire il motivo dell’incongruo abbinamento va infatti ricercato a Palazzo Estense, precisamente in un contratto di concessione (800 euro mensili) stipulato ai tempi della giunta di Attilio Fontana e mantenuto inalterato da quella di Davide Galimberti. Prevede che una zona del parco di Villa Toeplitz in cui è immersa la sede del museo etno-archeologico fondato dai fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni venga concessa dal primo maggio al 30 settembre, per sei anni rinnovabili di altri sei, alla Arcoiris Eventi affinché organizzi un campo estivo per bambini. La concessione prevede inoltre che la società occupi alcuni locali al pianterreno per effettuare attività amministrative e didattiche, limitando così la zona espositiva dei padroni di casa e separandola dagli ospiti con alcuni pannelli. L’improvvida coabitazione dura, nei mesi estivi, dal 2015. E quest’anno si replica, tanto che domenica si è svolto un “Open day” per illustrare le iniziative del campus e raccogliere le iscrizioni delle famiglie: per l’occasione il parco secolare è stato trapuntato da gigantesche locandine raffiguranti la Bella e la Bestia, Ozzy il cucciolo coraggioso, oltre ad Ash, Gunter e Buster Moon del film Sing, mentre le orecchie di bambini e adulti sono state allietate per tutto il giorno dalla Gnam Gnam music e, appunto, dai tamburi della Capoeira. Quale colonna sonora più adatta per chi nel frattempo dentro al museo stava ammirando i geroglifici nella camera funeraria del faraone, i graffiti del Bergiug, le acconciature delle popolazioni dei Nilo-Camiti? «Shhhh», sibilava ogni tanto qualche visitatore indispettito perché non riusciva ad ascoltare nitidamente le parole della guida.

Succede nella Città Giardino. La città che sta orientando il rilancio turistico anche sul suo patrimonio museale, ambizione di cui il Castiglioni potrebbe essere l’incarnazione esemplare malgrado gli ostacoli che masochisticamente la municipalità gli pone davanti. Una “maledizione”? No, la colpa non è certo di Tutankhamon, a giudicare dalle 7mila persone fra giovani e adulti – provenienti da diverse regioni – che in sei mesi hanno visitato l’allestimento dedicato al giovane faraone. La mostra si è chiusa il 7 maggio, dopo la proroga decisa in febbraio dovuta al grande successo di pubblico. Chi se l’è persa potrà andare a Jesolo, ma avrà il rammarico di sapere che gli organizzatori erano disposti a lasciarla a Varese fino a luglio. Se non fosse stata sfrattata dal campo estivo: la Arcoiris scalpitava per prendere possesso di una porzione della palazzina che ospita il museo, come prevede il contratto stipulato con l’amministrazione civica valido fino al 2020.

Cortese ma teso il tono del carteggio intercorso alcune settimane fa tra la direzione museale, affidata a Marco Castiglioni, figlio di Angelo, il Comune e i referenti della società. «Lei certamente comprenderà come, a fronte di un contratto valido ed efficace, non vi siano alternative diverse dall’adempimento e dalla corretta esecuzione dello stesso», ha sentenziato l’avvocato Elio Carrasi, dirigente con delega alla Valorizzazione del patrimonio, mettendo in guardia come segue: «Il rischio sarebbe quello di un contenzioso che esporrebbe il Comune a richieste risarcitorie».

Il rischio di una brutta figura sotto il profilo culturale e ambientale evidentemente non viene contemplato. D’altro canto, ai bambini che frequenteranno in questi mesi il campo estivo non si può certo chiedere di giocare in silenzio per non disturbare chi sta dentro al museo né di muoversi con delicatezza per non alterare il delicato equilibrio del parco. Loro, i bambini, sono innocenti. Sono gli adulti a combinare pasticci come questo, capaci di mescolare l’olio con l’acqua senza chiedersi perché i due liquidi si respingono. Soluzioni? Per il momento, turarsi le orecchie. Il contratto della Arcoiris va legittimamente onorato, a meno che il Comune non decida di ricorrere all’articolo 15 dell’atto in cui si specifica che «in caso di pubblica necessità i locali dovranno essere disponibili al Comune entro 30 giorni dalla data di comunicazione, senza nulla pretendere dal Comune di Varese per eventuali risarcimenti o danni subiti».

Tuttavia non sembra questa l’intenzione degli amministratori di Palazzo Estense, prudentemente allineati con le decisioni dei predecessori al punto da ritenere che «vada necessariamente trovata un’intesa tra i privati utilizzatori degli spazi comunali». Insomma, pari dignità fra il cucciolo Ozzy e il giovane faraone Tutankhamon. Eppure nel museo di Villa Toeplitz sono conservati reperti e fotografie frutto di decenni di passione e fatica di due illustri archeologi varesini (Angelo è sempre presente nel museo, Alfredo è scomparso un anno fa), ai quali si deve – per esempio – la straordinaria scoperta della città d’oro di Berenice Pancrisia. Il Museo Egizio di Torino sarebbe disposto a cedere a Varese alcuni reperti custoditi nei suoi magazzini se le condizioni logistiche qui fossero più favorevoli. Progetti, tanti. Soldi e volontà, pochi. Così pochi che due mesi fa nel Museo Castiglioni il gasolio è terminato e nessuna cisterna si è più vista da allora: il Comune è a secco. I visitatori avevano i brividi, perciò è stata accesa qualche stufetta elettrica ma la corrente continuava a saltare, compromettendo anche il funzionamento delle fontane del parco. A nessuno però venga in mente di dare la colpa alla “maledizione” di Tutankhamon.