Movida, scatta l’ora del silenzio

La Prealpina - 17/07/2017

Ssst. Silenzio. Dopo le 23, la movida si tranquillizza. Niente musica a tutto volume nei locali (se i decibel rimbombano all’esterno), tra i tavoli, tra le vie del centro. Nessuna possibilità di attivare la radio sullo smartphone o ascoltare la musica a palla, nessuna possibilità di fare rumori molesti. Per usare un termine poco elegante ma efficace, niente casino.

L’abc della buona educazione, si dirà. Niente affatto, perché le regole della convivenza civile vanno codificate. Ci prova il regolamento di Polizia urbana, un’opera “monumentale” che dopo 47 anni disciplina diritti e doveri dei cittadini in tema di bivacchi, abitudini per chi è “a passeggio”, per chi fuma all’aperto. Un regolamento che si occupa anche di sicurezza e decoro, mettendo insieme e ammodernando normative davvero vetuste per l’anno 2017. «Basti pensare che nel vecchio regolamento si diceva che era vietato macellare animali o spaccare legna sulla pubblica via», ricorda il vicesindaco e assessore alla Polizia locale Daniele Zanzi. Domani sarà sua la relazione in consiglio comunale sul nuovo Regolamento che verrà discusso e votato sotto le volte del Salone Estense, dopo essere stato ampiamente discusso durante le commissioni consiliari. Tra le novità, quella di evitare il caos la notte. «Il centro storico si spopola anche per il troppo rumore e per la movida, non vogliamo in alcun modo essere bacchettoni, ma dopo le 23 se non si è in discoteca il volume della radio e della voce va abbassato», dice il vicesindaco, ben consapevole che alcune nuove regole susciteranno ancora dibattito. Tra le novità, vi sarà il divieto di fumare nei parchi ma solo nelle aree vicine ai giochi per i bambini. «Avrei voluto estendere il divieto di fumo a tutte le aree verdi, per la tutela di tutti», dice Daniele Zanzi. Il nuovo regolamento tratta i temi della convivenza civile in modo ampio e “mette insieme” varie normative decisamente datate per il Comune di Varese. Viene introdotto anche il controllo di vicinato, per potenziare sicurezza e percezione della sicurezza tra gli abitanti, una consuetudine consolidata in molti altri Comuni.

«Sono circa una quarantina quelli che hanno aderito, nel Varesotto, al controllo di vicinato e 1.400 in Italia», dice il vicesindaco. Con sms e cellulari, gli abitanti possono riunirsi per un occhio in più contro furti o presenze preoccupanti da segnalare. Il tutto sarà coordinato dalla Polizia locale, ma saranno i singoli cittadini a riunirsi in gruppi. A breve verranno varate “assemblee costituenti” nei vari rioni della città.

Il nuovo regolamento è nato nell’arco di sei mesi, grazie a un lavoro corposo e impegnativo che ha coinvolto il vicesindaco, il comandante della Polizia locale Emiliano Bezzon e vari consulenti che hanno aiutato a raccogliere informazioni e a segnalare vecchie storture (collegate soprattutto all’anzianità di alcune regole) e le hanno rielaborate alla luce delle esigenze di una città alle porte del secondo decennio del Duemila.

«È un regolamento al passo con i tempi che cerca di garantire decoro e ordine», dice il vicesindaco. Tra i temi già annunciati, il divieto di portare bottiglie e lattine in giro per la città, la possibilità del Daspo, per allontanare chi commette azioni contro il decoro urbano, normativa mediata dal decreto Minniti poi convertito in legge, il divieto di fare la questua se intralcia il traffico o viene praticata in modo insistente. Su questo punto, il consigliere comunale leghista Carlo Piatti ha richiesto più volte di impedire del tutto la questua.

È di pochi giorni fa, invece, l’emendamento antiburqa, che dovrà essere discusso in consiglio comunale, proposto dal consigliere di Forza Italia Simone Longhini. Niente velo in pubblico, chiede il consigliere, anche sulla base di una recente sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ha “sostenuto” la posizione del Belgio che, con provvedimenti municipali e nazionali del 2008 e del 2011, aveva detto “no” al burqa.