Monteviasco – Funivia, il tempo è scaduto

La Prealpina - 03/09/2020

Ventidue mesi senza funivia, senza di teleferica e con un sentiero sempre meno agevole da percorrere. L’isolamento di Monteviasco, dopo la tragedia che nel novembre 2018 è costata la vita a un tecnico dell’impianto di risalita, non sembra avere fine tra intrecci di competenze, inchieste giudiziarie, contenziosi sulla gestione, fondi stanziati e mai spesi, conflitti istituzionali.

Il caso del borgo montano abbandonato è tornato sui tavoli della Regione: un tentativo, forse estremo, di forzare la mano e sbloccare la situazione di stallo. Nel mirino del Movimento cinque stelle, che attraverso il consigliere varesino Roberto Cenci ha depositato un’interrogazione alla giunta guidata dal governatore Attilio Fontana, è entrata l’amministrazione comunale di Curiglia, considerata “inadeguata” a gestire la procedura di riattivazione della funivia. Da qui la proposta di valutare “l’ipotesi di esautorare il Comune” e di affrontare i problemi fin qui irrisolti attraverso una “gestione diretta” da parte della Regione.

La funivia è infatti classificata come “servizio di trasporto pubblico locale” per effetto di una legge approvata a Palazzo Pirelli nel 2012.

Su questo aspetto fa leva Roberto Cenci in un documento lungo e articolato inviato al presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi che sarà ora sottoposto all’esecutivo e all’esame dell’aula: «È indispensabile riaprire l’impianto della funivia che collega Monteviasco alla strada carrabile a valle – scrive Cenci -, garantire un servizio giornaliero di autobus da e per il vicino centro di Agra, già servito dal trasporto pubblico su gomma, realizzare interventi di manutenzione straordinaria per riqualificare l’unico sentiero di accesso al borgo».

Obiettivi per i quali la Regione ha già stanziato, negli ultimi mesi, contributi economici consistenti: quasi 300mila euro, che tuttavia non sono stati spesi se non in minima parte.

A complicare ulteriormente il contesto di una vicenda alla cui origine c’è purtroppo la tragica morte di uno dei responsabili della sicurezza dell’impianto durante una verifica tecnica del funzionamento, ci sono sono poi le conclusioni divergenti a cui sarebbero giunte l’inchiesta giudiziaria e un’indagine parallela avviata dalla Direzione generale del Ministero dei trasporti per le investigazioni ferroviarie e marittime. Secondo la convinzione a cui sono giunti i magistrati, scrive Cenci, “le colpe che hanno causato l’incidente potrebbero ricadere su una pluralità di soggetti, in quanto potrebbero esserci componenti tecniche dell’impianto funiviario non conformi alle normative vigenti”. Tesi non condivisa dagli esperti del ministero, secondo i quali “l’incidente occorso n on ha avuto alcun rapporto di causa-effetto con il funzionamento sicuro e regolare dell’impianto” che, dunque, potrebbe essere riattivato senza necessità di particolari interventi strutturali.

Un conflitto, non il solo, in cui il Comune di Curiglia non è mai riuscito a districarsi nonostante un bando per la gestione, un incarico affidato e subito revocato a una cooperativa e la nomina di un direttore d’esercizio. Il tempo è scaduto, ammoniscono ora i consiglieri pentastellati, esautorare il Comune almeno fino a quando non sarà stata effettuata la prima corsa della funivia, potrebbe essere una forzatura legittima. E soprattutto efficace.