Monate L’ex burrificio acquistato dalla Fondazione Borghi

La Prealpina - 07/02/2018

È andato all’asta pubblica, in Tribunale a Varese, il complesso industriale dismesso della ex ditta “Burro Lago Monate S.p.a.” e finalmente è stato acquistato dopo che negli anni si erano succedute diverse aste con il prezzo di base sempre al ribasso, fino all’ultima la cui cifra era di 300.000 euro. Ieri mattina il sindaco di Travedona Monate, Andrea Colombo, insieme a tutta la Giunta, e a nome dell’intera comunità, ha dato il benvenuto ad Angelo e Giorgio Borghi, legali rappresentanti della “Fondazione Gaetano e Piera Borghi”, nuovi proprietari dell’importante area industriale dismessa presente nel cuore del paese, accompagnati dall’architetto Ileana Moretti e dal dottor Roberto Giani, direttore sanitario della casa di cura Fondazione Borghi (nella foto Blitz) . «Oggi – commenta soddisfatto il sindaco Andrea Colombo – la fine di una storia durata vent’anni legata al fallimento di un’importantissima azienda italiana, e siamo entusiasti che abbia nuova vita grazie ad Angelo Borghi e ai figli, un nome simbolo del territorio la cui famiglia è stata pioniera dell’industria e della diffusione della capacità imprenditoriale italiana nel mondo. Angelo Borghi ha creato a Brebbia 15 anni fa la Casa di Cura “Fondazione Gaetano e Piera Borghi”, una struttura riabilitativa che si occupa in particolare di pazienti colpiti da ictus cerebrale e di pazienti affetti da malattie di Parkinson». «Siamo felici – ribadisce il sindaco – che vogliano adesso essere presenti sul nostro territorio con un nuovo progetto rivolto al socio sanitario ed assistenziale, una futura ed innovativa cittadella della salute che non solo sarà all’avanguardia ma sarà anche il fulcro per una ripresa economica locale. L’Amministrazione comunale sarà parte attiva e verrà coinvolta nelle fasi di studio del progetto contribuendo a scrivere una nuova, vitale pagina della storia del paese di Travedona Monate». L’idea di realizzare una “cittadella della salute” è rivolta alle persone “fragili” prendendosi cura del paziente dopo le dimissioni dall’ospedale. L’Amministrazione comunale da anni seguiva con attenzione l’evolversi della vicenda legata alla chiusura dell’ex Burrificio perché il complesso di oltre 14.000 metri quadrati, con diversi fabbricati, costituisce una realtà urbanistica per il paese di grande significato. Nel corso degli anni successivi alla chiusura dello stabilimento che occupava circa 250 addetti la Giunta Colombo ha cambiato la destinazione d’uso dell’area con una delibera del Consiglio comunale, prima solo residenziale, poi una parte dell’area dismessa è stata individuata come ambito territoriale per la localizzazione di attività nei settori socio-assistenziali, sanitario, sportivo-riabilitativo e culturale. In tal modo si è cercato di favorire un possibile acquisizione del complesso. Così è stato. Ora.