Molina, la verità di Campiotti«Ho pensato solo agli ospiti»

I temi da affrontare in una conferenza stampa intitolata “La verità sul Molina” sono tanti e l’ex presidente Christian Campiotti, che finalmente parla, affiancato dal suo avvocato Pietro Romano, si prende tutto il tempo che ci vuole: più di un’ora tra esposizione e contraddittorio, anche acceso, con i giornalisti, «per dire basta alla macchina del fango». Ma ieri mattina l’attenzione di tutti si è concentrata, naturalmente, sugli investimenti finanziari della Fondazione e in particolare sull’acquisto di obbligazioni di Rete 55 Evolution Spa per 450.000 euro. Perché si tratta di una società collegata a quella Lega Civica di cui fa parte Campiotti, decisiva alle ultime elezioni di Varese. E perché l’Ats ha commissariato il Molina e cacciato presidente e Cda con un decreto in cui «fa riferimento – riferisce Campiotti – al fatto che la possibile conversione di quelle obbligazioni in azioni possa far perdere alla Fondazione la qualifica di Onlus».

Secondo l’ex presidente, invece, tutto è perfettamente regolare. A partire dal fatto che il Molina è fondazione di diritto privato e – detto in modo semplice – può investire i suoi soldi come vuole, purché poi reinvesta gli utili nei servizi agli ospiti della struttura («Dal 2006 al 2015, periodo delle due giunte Fontana, sono stati fatti investimenti finanziari, anche con l’acquisto di obbligazioni, per 28 milioni di euro: investimenti anche rischiosi sui quali l’Asl, ora Ats, non ha mai avuto giustamente nulla da dire: la questione ora è politica»).

Nella seconda metà del 2015 l’allora consulente finanziario del Molina invita dunque il Cda a diversificare gli investimenti e in particolare a togliere denari da due conti correnti di banche a rischio crac finanziario. Di qui un investimento obbligazionario con premio di investimento (quello a Rete 55 Evolution Spa per 450.000 euro), un investimento obbligazionario ipotecario (a Mata Spa per 500.000 euro) e un investimento assicurativo (Aviva-Ubi Banca per altri 500.000 euro: «Non a vantaggio mio, ma della Fondazione, che ne è beneficiaria – spiega Campiotti -: Fondazione da cui non ho mai percepito un euro»).

Come vengono scelti i “magnifici tre”? La risposta può far sorridere ma è questa: «Perché sono gli unici che si presentano e vengono presi in considerazione: a nessuno è stata negata udienza». E per quanto riguarda Rete 55 Evolution Spa, società che secondo alcuni è una scatola vuota? «L’analisi fu fatta dagli uffici del Molina sulla base di asset patrimoniali e prospettive di sviluppo e il giudizio fu positivo: mi sono assunto un rischio e l’ho sottoposto al Cda, che l’ha approvato».

Vero e proprio “mantra” della conferenza stampa: «Non si fa il processo alle intenzioni». «Le prime due cedole sono state regolarmente pagate – spiega Campiotti – e se è stato un investimento giusto o sbagliato lo vedremo alla fine, non all’inizio del cammino». Così come processo alle intenzioni sarebbe ipotizzare la conversione delle obbligazioni in azioni di Rete 55 Evolution e la perdita dello status di onlus: «È un’opzione che la Fondazione non ha mai preso in considerazione, e in ogni caso l’Agenzia delle Entrate conferma la legittimità di queste operazioni: siamo fiduciosi che il 15 febbraio il Tar accoglierà il nostro ricorso contro il commissariamento».