Molina, il ritorno del commissario

La Prealpina - 22/02/2017

È durato una settimana il ritorno di Christian Campiotti alla guida della Fondazione Molina. Il Consiglio di Stato, al quale l’Ats (Agenzia di tutela della salute) Insubria aveva fatto tempestivo ricorso contro la sentenza del Tar favorevole al presidente, ha ribaltato ieri la decisione, richiamando il commissario, Carmine Pallino. Un colpo di scena che si aggiunge al precedente e cambia, di fatto, per la terza volta la governance dell’istituto di viale Borri. Il pronunciamento del gradino più alto della giustizia amministrativa è arrivato nel tardo pomeriggio: accolta la misura cautelare invocata dall’Ats e fissata per il 16 marzo l’udienza in cui si affronteranno nel merito le parti (Campiotti e il Cda da un lato e dall’altro l’Ats Insubria).

La sostanza è che già da oggi il commissario Pallino, nominato a fine giugno dopo l’esautoramento di Campiotti, potrà riprendere le funzioni che aveva esercitato fino a metà della scorsa settimana. La sentenza della terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Franco Frattini, è infatti immediatamente esecutiva. Il testo del decreto indica, in sintesi, le ragioni di questo nuovo ribaltone: in particolare vengono ritenute documentate «in modo articolato plurime irregolarità commesse dalla Fondazione nella propria gestione amministrativa e nell’affidamento dei servizi» e «l’adozione di iniziative di investimenti finanziari, di non lieve entità, da parte del presidente, in assenza di comunicazione e approvazione da parte del Cda e del revisore dei conti».

I giudizi della corte amministrativa rilevano inoltre che l’insediamento del commissario straordinario non pregiudica ma salvaguarda «lo status di onlus che la fondazione riveste» e ne preserva «il patrimonio». E dunque, nuovo turnover. Uno dei legali di Campiotti, l’avvocato Pietro Romano, non ha voluto commentare la decisione, spiegando in serata di «non avere ricevuto la notifica del decreto».

Un passo indietro. Campiotti era stato messo alla porta dall’Ats a conclusione di verifiche, durate mesi, sul suo operato in merito a investimenti che avevano poi destato alcune perplessità. Uno in particolare: il prestito obbligazionario concesso alla società Rete 55 Evolution. Il presidente del Molina si era nel frattempo rifiutato di comparire davanti alla Commissione sanità della Regione per fornire spiegazioni. L’epilogo – il primo di quello che è ormai una trilogia – è stato dunque il “benservito”. E l’arrivo del commissario straordinario. Il presidente esautorato (e con lui il Cda composto da Enzo Cantoni e Alberto Aimetti, ex leghisti, dall’ex forzista Leandro Ungaro, e da don Mauro Barlassina) era partito subito al contrattacco chiedendo al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia il congelamento dello “sfratto”. Ricorso accolto giovedì 16 febbraio e presidente riaccolto con festeggiamenti al Molina, dove aveva creato un buon feeling con degenti e personale. Ma è durata poco. Una settimana. Il Consiglio di Stato ha ribaltato il verdetto del Tar. E oggi in ufficio torna il commissario.