Molina: Galimberti accusa «Qualcuno già sapeva?»

La Prealpina - 02/11/2016

Qualcuno, forse, già sapeva. E ha atteso a lungo prima di innescare il detonatore e fare esplodere il caso. Sei lunghi mesi di silenzio, fino alle elezioni che hanno cambiato gli equilibri politici a Palazzo Estense e consegnato al centrosinistra le leve dell’Amministrazione comunale, prima saldamente nelle mani degli uomini di Forza Italia, Lega nord e alleati minori.

A puntare l’indice contro una possibile regia politica dietro l’affaire Molina è ora il sindaco Davide Galimberti, da settimane obiettivo di attacchi lanciati dalle opposizioni e anche da esponenti del suo partito, il Pd, per i «silenzi imbarazzanti» con cui il primo cittadino avrebbe cercato di tenere a distanza le polemiche e le prese di posizione sulla gestione finanziaria della casa di riposo, i prestiti concessi ad aziende “amiche”, le disinvolture, le aderenze e le reticenze degli amministratori a cui sono state affidate le casse dei ricchi forzieri dell’istituto.

Galimberti pavido o, peggio, connivente? Il sindaco deve avere deciso che la misura è colma. E ha inviato una lunga lettera, la seconda da quando sul Molina s’è abbattuta la tempesta mediatica, alla Procura della Repubblica di Varese, all’Autorità nazionale anti corruzione, alla Direzione generale dell’assessorato al Welfare della Regione Lombardia, e all’Ats dell’Insubria, l’agenzia per la tutela della salute che sta conducendo accertamenti tecnici e amministrativi sulla gestione dell’istituto.

Il testo è stato protocollato in municipio lunedì pomeriggio, poco dopo le 17.30. Ed è arrivato ai destinatari percorrendo le autostrade superveloci della posta elettronica. Galimberti chiede innanzitutto di «inserire nella disamina e nei controlli che state effettuando l’intera gestione della Fondazione dal 2006 a oggi al fine di accertare eventuali illegittimità, omissioni o altro».

Non dunque un’indagine circoscritta al solo finanziamento per 450mila euro concesso nell’autunno 2015 alla società “Rete 55 Evolution” collegata all’omonima emittente televisiva, e neppure a eventuali ulteriori operazioni perfezionate nel corso del 2016, ma estesa ad almeno un decennio, «per accertare, oltre alla sussistenza di eventuali illegittimità sotto il profilo finanziario in relazione ai finanziamenti, se con il conferimento di incarichi, appalti, nel corso del decennio si siano configurati illeciti, reati e/o fenomeni clientelari tesi ad accrescere il consenso elettorale dei partiti (di centrodestra n.d.r.) che hanno gestito la Fondazione». Il sindaco ricorda «di non avere contribuito il alcun modo alla nomina di alcun componente» del Consiglio d’amministrazione del Molina e che il Comune «non ha un controllo diretto amministrativo» sulla casa di riposo, ma non si nasconde che l’istituto sembrerebbe avere avuto «negli ultimi quindici anni, una conduzione fortemente influenzata dai partiti».

Da qui l’affondo politico: «Non posso non rilevare e stupirmi – scrive sempre Galimberti – del fatto che i presunti illeciti di cui si discute (dal momento che sino a questo momento nessuna autorità ha dichiarato che si sono verificate irregolarità), che risalgono a ottobre e novembre 2015 (otto mesi prima della mia entrata in carica), siano stati resi pubblici da chi ne era a conoscenza solo pochi giorni dopo la mia vittoria elettorale».

E ancora, quello che l’inquilino di Palazzo Estense definisce un «ragionevole dubbio»: «Ciò vuol dire che se non avessi vinto le elezioni e si fosse nuovamente affermata la coalizione Lega-Forza Italia-Ncd nessuno si sarebbe sognato di sollevare alcuna questione relativa al Molina?».

In sintesi: i leader politici del centrodestra, oggi tutti schierati sui banchi dell’accusa, già sapevano che cosa accadeva nelle stanze di viale Borri? E se così fosse, perchè non sono intervenuti prima? E inoltre: esiste una regia politica che potrebbe avere orchestrato un «tentativo teso a impedire al sottoscritto (Galimberti n.d.r.) e alla sua maggioranza di portare a termine il processo di rinnovamento che passa da una preliminare ricognizione della legittimità degli atti assunti in determinati ambiti amministrativi che vanno oltre il Molina»? Domande, che si aggiungono a quelle sollevate da più parti negli ultimi mesi. E alle quali dovrà rispondere in prima battuta l’indagine dell’Ats.

La nuova strategia del sindaco non più silente, intanto, passa dalla Procura varesina, dall’Autorità anti corruzione guidata da Raffaele Cantone e da una richiesta, mai così esplicita, di stabilire, «nel caso in cui i referenti dei partiti politici provinciali fossero a conoscenza» dei fatti da prima delle elezioni, «se la mancata tempestiva denuncia non possa configurare anche in capo a tali soggetti eventuali illegittimità», soprattutto nel caso di «pubblici amministratori» in enti che, dalla Regione in giù, «avevano l’obbligo di vigilare».