«Molina, avanti fino in fondo»

La Prealpina - 03/02/2017

È l’argomento più caldo degli ultimi sette mesi della vita cittadina eppure, pur coinvolgendo in pieno anche i partiti politici, non ha avuto ripercussioni sostanziali. La telenovela Molina che ieri ha svelato ulteriori dettagli, rappresenta comunque una delle spine nel fianco del centrosinistra, soprattutto perché, quando finirà il mandato del commissario Carmine Pallino, sarà l’attuale maggioranza a dover indicare chi dovrà riportare la barra a dritta dell’istituto. E difficilmente tutto sarà come prima. «Con una mozione – commenta Fabrizio Mirabelli, consigliere comunale di lungo corso del Partito democratico – firmata da venti consiglieri, abbiamo invitato Campiotti a parlare a Palazzo Estense della sua gestione. Lui non ha accettato e poi si è innescato tutto il meccanismo che ci ha portato a oggi. Quanto emerso è grave e credo che non si sia mai registrato in 120 anni di storia del Molina, un patrimonio di tutta la città, che deve essere una casa di vetro. Serve perciò assoluta trasparenza e chiarezza su questi anni, poiché si tratta di una fondazione a controllo pubblico che ogni anno riceve 9 milioni di euro dalla Regione e le cui nomine arrivano dal municipio. Non voglio dire “l’avevo detto”, perché mi auguravo che la situazione fosse diversa, però chiaramente sono preoccupato, perché stanno emergendo vari prestiti fatti a soggetti privati. Un ente come il Molina può legalmente farlo? Ciò aprirebbe anche una partita su tutte le altre strutture simili in Lombardia».

Per Valerio Crugnola, capogruppo di Varese 2.0, «il commissario deve andare avanti in questo lavoro di ricognizione ma, allo stesso tempo, servirà un severo revisore che potrebbe essere nominato da Palazzo Estense, visto che in questo momento Campiotti è sospeso dai suoi poteri. Comunque il municipio dovrebbe poter entrare con un controllore, esperto di investimenti e di bilanci, di sua fiducia che affianchi il lavoro di indagine. Ad ogni modo il Molina ha delle basi solide e non credo che 2 milioni di investimenti sbagliati possano mettere a repentaglio l’intera struttura. Se c’è una perdita, va capito a quanto ammonta e, secondo quanto emerso finora, non dovrebbe inficiare il patrimonio».

Getta invece acqua sul fuoco Luca Paris: «Per quanto riguarda il Pd – afferma il segretario cittadino – vale quello che abbiamo sempre detto: e cioè che la questione Molina è una situazione nata e sviluppata tutta internamente al centrodestra e la nuova amministrazione non ha alcuna responsabilità. Vedremo gli sviluppi. Rispetto alle notizie di stampa, trattandosi di vicende interne a una fondazione ed essendo uscite in una riunione di una commissione d’indagine svolta a porte chiuse, non è il caso di commentare, in quanto si tratta ancora di notizie sulle quali ufficialmente non si sa nulla. Ci auguriamo che il commissario si dia da fare per garantire la buona gestione della fondazione nell’interesse dei cittadini e allo stesso tempo, ventiliamo che sia ristabilita al più presto l’ordinaria amministrazione».

Fondazione trasformata in un bancomat. Spieghino

di VINCENZO CORONETTI

La vicenda della Fondazione Molina sta assumendo contorni che lasciano intravedere orizzonti gestionali opachi, prossimi a quella terra di mezzo dove crescono i sospetti. E, con i sospetti, l’inquietudine collettiva rispetto a un istituto che, al di là della sua natura giuridica, rappresenta nella percezione di tutti, anche per la sua storia, un bene pubblico di Varese. Tra l’altro, con finalità solidaristiche, di tutela delle persone più fragili. Lungi da noi l’idea di sparare giudizi, tanto meno sentenze su quanto emerso dall’audizione del commissario Carmine Pallino, mercoledì scorso davanti alla Commissione Sanità del Pirellone. Non ne abbiamo gli strumenti né la competenza istituzionale. Ma nessuno può impedirci di esprimere perplessità attorno a operazioni finanziarie proprie di una banca, non certo di una onlus, seppure di diritto privato. Prestare denaro per ottenere profitti è lecito, ma c’è caso e caso. Innanzitutto bisogna capire perché a beneficiarne siano un’emittente televisiva locale e una immobiliare, i cui vertici, a quanto risulta e fino a prova contraria, sono immischiati con la politica, direttamente o in maniera contigua, di sicuro collegati al presidente del Molina. Tutto lecito, dicevamo. Per questo sorge spontanea la domanda: come mai nessuno della Fondazione si è mai peritato di spiegare in maniera compiuta le motivazioni delle scelte effettuate? Se non c’è nulla da nascondere perché sottrarsi al confronto pubblico, come richiesto sia dal consiglio comunale varesino sia dalla Regione?

In queste settimane abbiamo letto le dichiarazioni dell’avvocato della Fondazione, pronto a querelare chi osasse gettare ombre sull’operato dell’istituto di viale Borri. Se non ci sono ombre, invece di minacciare querele, spieghino. Semplicemente. Ora, sappiamo che la politica cerca di speculare sul Molina. Gli interessi (politici) sono palesi, derivano dalle liti pre e post elettorali del maggio scorso. Qualcuno, anche dei detrattori della Fondazione, non la conta giusta. Ma non è questo il problema. Secondo il nostro modesto parere, il punto è un altro: diradare il polverone in favore della chiarezza. Chi lo può fare? Forse la magistratura, forse un ente terzo, forse la Regione che, in verità, ha avviato un’indagine conoscitiva e ha commissariato l’ente. Meno affidabili sono certi politici, che parlano o stanno in silenzio a seconda delle convenienze. Più irritanti sono proprio i silenzi rispetto alle troppe chiacchiere. Dalle quali non è ancora emersa la sottolineatura più ovvia, che però fanno i cittadini: se il Molina fa così tanti utili, perché invece di trasformarsi in un bancomat non investe tutti quei soldi per migliorare la qualità delle prestazioni e abbassare le rette?

«Il sindaco non può far finta di niente»

 

Anche dal centrodestra si chiede di continuare nelle indagini sulla gestione del cda commissariato del Molina incaricato durante l’ultimo mandato di Attilio Fontana. Tanto che, col passare dei mesi, la distanza fra i nominati nella fondazione e l’area politica oggi all’opposizione a Palazzo Estense sta diventando un abisso. Prima le prese di distanza, poi le espulsioni, ora l’ennesimo colpo con le rivelazioni emerse in Regione: «L’indagine – commenta Roberto Leonardi, segretario cittadino di Forza Italia – sta andando esattamente nella direzione che ci auspicavamo: vogliamo capirci di più, chiediamo che i controlli vadano avanti e vedremo gli sviluppi. In tal senso credo che il sindaco Davide Galimberti debba almeno prendere una posizione politica, non può fare finta di niente».

Marco Pinti si sente un po’ Cassandra, la profetessa che vedeva il futuro ma non veniva creduta: «L’avevo detto fin dall’inizio – dice il consigliere comunale della Lega Nord – e non volevo la nomina di Christian Campiotti come presidente, andando pure in contrasto con Fontana». A quei tempi Pinti era segretario cittadino del Carroccio: «Pensavo che Campiotti avrebbe gestito la fondazione come un’azienda privata – aggiunge – e così è stato. In realtà il Molina ha un enorme interesse pubblico perché lì si curano i nostri anziani. Insomma, magari se guardiamo il cavillo legale potrebbe essere tutto lecito ma, nel concreto, la sostanza è ben diversa».

Chi nel centrodestra è invece completamente avulso alla vicenda è Fratelli d’Italia: «Siamo garantisti e giudicheremo solo alla fine – commenta Fabio Fedi, coordinatore cittadino e provinciale – ma anche preoccupati perché consideriamo che questa sia una delle cose più gravi accadute a Varese negli ultimi anni. Di certo Fratelli d’Italia non ha minimamente contribuito alle scelte del cda del Molina e non entra nel rimpallo delle responsabilità fra centrodestra e centrosinistra».

Infine Paolo Orrigoni il quale non si stupisce più di tanto degli sviluppi: «Per me non sono novità – dice – ma sono situazioni che si sapevano già. La verifica deve andare avanti nella garanzia di tutti, e sono convinto ci sarà chiarezza”.