Mister Mv finto svizzero? Evasione, via al processo

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Il frigo era pieno, «di generi alimentari di prossima scadenza». L’imprenditore era in casa, a Varese, con moglie e figli, amica di famiglia e colf. E c’era anche una parabola con regolare abbonamento alla pay tv. Si è parlato anche di questo, ieri mattina, nel corso della prima udienza del processo davanti al giudice monocratico Cristina Marzagalli a carico del presidente di Mv Agusta Giovanni Castiglioni (nella foto), difeso dagli avvocati Elisabetta Brusa e Andrea Lanata. Il costruttore di motociclette è accusato dalla Procura di Varese (pm in aula il viceprocuratore onorario Antonia Rombolà) di evasione fiscale, e più precisamente di non aver versato all’erario, negli anni 2013 e 2014, una parte di quanto dovuto: più o meno 350.000 euro. E il cuore del processo consiste nella risposta a una domanda semplicissima: in quegli anni Castiglioni viveva in Svizzera, come sostengono le sue dichiarazioni dei redditi compilate con l’applicazione di un’aliquota del 30 per cento, o invece viveva in Italia, a Varese, in una bella villa sul Montello, con la conseguenza che la sua aliquota sarebbe dovuta essere progressiva e superiore al 30 per cento? La Procura di Varese, sulla base di un’indagine della Guardia di Finanza, è convinta che la residenza in Svizzera fosse fittizia, mentre il presidente e i suoi legali sostengono il contrario, e quindi la correttezza di quanto dichiarato e versato.

Ieri il processo è iniziato con la testimonianza del tenente colonnello Emiliano Jacoboni, che è il comandante del Gruppo Gdf di Varese e guidò personalmente l’indagine delle Fiamme Gialle su Castiglioni. Il militare ha spiegato prima di tutto le cifre in gioco. Il presidente di Mv Agusta percepiva poco meno di un milione e mezzo di euro all’anno e nel 2013 e nel 2014 la sua azienda versò al fisco 400.000 euro e rotti di tasse per due volte, sulla base appunto di un’aliquota pari al 30 per cento applicata per la residenza del “capo” in un paese a “fiscalità privilegiata” (un paradiso fiscale, fuor di burocratese). Ma secondo la Gdf quella residenza sarebbe stata una finzione concepita allo scopo di pagare meno tasse e il calcolo corretto di quanto dovuto sarebbe ben diverso: si parla di poco più di 600.000 euro, con aliquota italiana superiore al 30 per cento. Di qui le cifre della presunta evasione, date dalla differenza tra i 600.000 euro annui e quanto realmente versato: 175.000 euro nel 2013 e 180.000 nel 2014.

Ma come si può stabilire dove vivesse davvero l’imprenditore in quegli anni? Il tenente colonnello ha spiegato che si parte da una circolare dell’Agenzia delle Entrate che fissa alcune “regole”. Così, ad esempio, il centro degli interessi economici del soggetto che sta all’estero dev’essere appunto all’estero, i figli devono andare a scuola oltre confine e naturalmente la casa in cui si vive non può essere in Italia.

Nel caso dell’indagine su Castiglioni – ha detto ancora Jacoboni – la Gdf esaminò i contenuti di banche dati e nel 2016 fece anche un accesso autorizzato dalla Procura nella villa sul Montello: «Nel periodo che ci interessa Castiglioni era rappresentante legale di diverse società tutte con sede in Italia e in un’intervista affermava di andare tutti i giorni a lavorare nella sede di Mv Agusta alla Schiranna, i suoi figli frequentavano scuole private a Varese e non seppe spiegare il motivo per cui era nella casa di Varese in cui lo trovammo con la famiglia, di proprietà di un immobiliare». Casa per la quale venivano pagate – è stato appurato – principesche bollette del telefono, del gas, dell’acqua e dell’elettricità, ma non un affitto. Casa arredata, dotata di pay tv e frigo pieno.

Finora la pubblica accusa ha segnato sicuramente un punto a suo favore con il sequestro preventivo a Castiglioni di due Ferrari e una motocicletta, “a garanzia” di quanto dovuto per uno dei due anni di evasione fiscale. Ma ieri si è capito quale sarà la strategia della difesa, che punterà evidentemente a dimostrare che un accesso in villa avvenuto nel 2016 nulla può dimostrare rispetto alla situazione del 2013 e del 2014. I bambini potevano andare a scuola a Varese ogni giorno da Lugano. Le bollette erano quelle della mamma di Castiglioni, residente in una villa gemella. E imprenditore e famiglia non avevano un medico di base in Italia, come ha dovuto ammettere la stessa Guardia di Finanza.

Prossima udienza il 2 luglio, quando sarà sentito anche l’imputato.