Mire di Stato su Ferrovie Nord

L’azienda lombarda parificata alle amministrazioni pubbliche. È rivolta    MILANO – Quando la forma è sostanza. Potrebbe essere sottotitolato così l’allarme lanciato dai tre sindacati confederali a proposito di Ferrovie Nord. La nota unitaria firmata da Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti rivela che per «necessità di contabilità dello Stato», l’azienda ferroviaria lombarda, controllata dalla Regione Lombardia, sarà presto parificata ad un’amministrazione pubblica o, per dirla con parole esatte, sarà riclassificata come un’azienda ricadente «all’interno del perimetro delle amministrazioni pubbliche» insieme ad un’altra Spa del trasporto su ferro: Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). La svolta non è ancora del tutto compiuta, al momento c’è una nota informativa trasmessa dall’Istat in accordo con Eurostat ma non sono ancora stati varati i decreti di riclassificazione. E prima che questi siano varati, i sindacati vogliono un incontro con Luigi Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico, e con Giovanni Tria, titolare del dicastero all’Economia e alle Finanze. UN «INCONTRO urgente» perché «se a tale operazioni dovessero seguire i decreti di riclassificazione, ci troveremmo di fronte a certi e notevoli rischi sia per la tenuta del Gruppo Fs che del Gruppo FNM; inoltre sarebbe esposta a seri rischi l’occupazione di oltre 100mila lavoratori tra diretti e indiretti e l’intero sistema della mobilità italiana. Ci sarebbero – prosegue la nota congiunta dei tre sindacati confederali – notevoli impatti sulla governance delle società che, rientrando nel perimetro della pubblica amministrazione, sarebbero soggette a tutti i relativi vincoli. A questo si aggiunga la limitazione del turnover». La scelta è caduta su Ferrovie Nord perché questa, in Lombardia, è proprietaria di una parte di rete, sia pur minoritaria (331 chilometri su 1.869) rispetto ad Rfi. È Luca Stanzione, segretario generale della Filt Milano, a dettagliare la questione: «Se Ferrovie Nord dovesse essere assimilata, dovrebbe sottostare agli stessi vincoli della pubblica amministrazione e, in particolare, ai vincoli sulle assunzioni e sul turnover del personale, ma anche ai vincoli sugli appalti e ad un contratto che, a quel punto, dovrebbe cambiare. Si tratta di vincoli della quale Ferrovie Nord non ha bisogno, che non rispondono a logiche di sviluppo». Da qui l’interpretazione di Stanzione sulle ragioni che hanno spinto a includere l’azienda lombarda, insieme a Rfi, tra le amministrazioni pubbliche: «Credo sia una scelta finalizzata a far aumentare “il capitale” dello Stato in un momento in cui il Governo nazionale, come noto, ha deciso di andare in deficit» spiega Stanzione