Ministra svizzera dei trasportisorpresa a far la spesa in ItaliaÈ subito messa alla gogna

La Prealpina - 26/07/2017

La spesa che la presidente della Confederazione Doris Leuthard ha fatto nel supermercato di Maccagno, è diventata un caso internazionale.

Tutto è cominciato circa 10 giorni fa con l’articolo di un giornale online svizzero, “Il Giornale del Ticino, che – con tanto di foto – ritraeva la responsabile federale dei trasporti intenta a fare compere nel Luinese, in quel market a pochi passi dal municipio e a pochi chilometri dal Gambarogno, luogo in Ticino dove Doris Leuthard trascorre alcuni giorni di vacanza ogni anno. Mai tempismo fu peggiore perché proprio mentre la Leuthard era intenta a tirare il carrello per acquistare prodotti sugli scaffali in Italia, il suo collega di Governo Johann Schneider Amman annunciava lo studio di misure per fare “la guerra al turismo degli acquisti nelle regioni di confine”, un problema che evidentemente non colpisce solo la frontiera tra Ticino ed Italia.

Per questo motivo la visita della politica argoviese ha suscitato notevoli polemiche, soprattutto sulla stampa oltre Gottardo che ha titolato – per citare Le Matin- “Scandalo, Doris Leuthard fa i suoi acquisti in Italia”. Più composta quella ticinese che dapprima ha aspettato commenti dal Dipartimento della Leuthard (DATEC), poi ha mantenuto comunque “un basso profilo” sul tema, visto che ospita pure paginate pubblicitarie di supermercati italiani. Insomma, mettersi nel carrello qualche prodotto tipico è costata la gogna mediatica e sui social alla presidente della Svizzera che è stata invitata pubblicamente da politici – soprattutto quelli della destra conservatrice dell’Udc – ad andare nei supermarket interni a fare compere. Altri hanno riferito che con lo stipendio da ministra si può permettere di sostenere il commercio locali comprando prodotto in Ticino, in Svizzera, anche se più cari. A prenderne le difese, sul “20 Minuten”, è stato il sindaco di Gambarogno Tiziano Ponti, che ha precisato che la ministra quando raggiunge il borgo ticinese si reca regolarmente a fare compere negli empori locali, sottolineando pure come tanti altri ticinesi vadano a fare spese oltre frontiera. Proprio questo ultimo punto permette almeno due considerazioni, fuori dal caso specifico. Il problema del turismo degli acquisti la Svizzera lo ha con i francesi e con i tedeschi, oltre che con l’Italia. Il fatto che le paghe siano più pesanti non vuole dire che i confederati non debbano badare al risparmio o al gusto di alcuni prodotti che forse, anzi sicuramente, non si trovano su scaffali in patria, talvolta anche per leggi e dazi doganali. Senza contare che i media svizzeri stessi vivono e pagano gli stipendi dei loro dipendenti anche grazie alla pubblicità raccolta proprio nei territori di frontiera che reclamizzano prodotti a prezzi concorrenziali. La seconda considerazione riguarda l’ostracismo che devono subire coloro che fanno la spesa dall’altra parte della frontiera. Il “caso Leuthard” infatti non è isolato: noti professionisti pubblici ticinesi nei giorni scorsi sono stati “paparazzati” e messi su alcuni media e sui social con tanto di sberleffi.

Contro questa deriva, in questi giorni pullulano commenti volontari di svizzeri che fanno outing, che dicono senza gloria e senza infamia “anche io faccio la spesa in Italia”. Quasi fosse un peccato.