Mille tute blu in marciaIl contratto non si tocca

La Prealpina - 21/04/2016

Bandiere, fischietti, striscioni, slogan, felpe a tema, altoparlanti, musica, elmetti in testa e tanta voglia di farsi sentire: mille persone hanno preso parte ieri mattina allo sciopero dei metalmeccanici, indetto a livello nazionale dopo il muro contro muro con Confindustria per il rinnovo del contratto. Dopo sei mesi di trattativa, i sindacati confederali Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm hanno invitato in forma unitaria a incrociare le braccia contro la proposta di Federmeccanica, chiamando alla mobilitazione i 50mila lavoratori del settore in provincia. Mentre alcune “tute blu” si sono radunate in piazza Monte Grappa sotto la sede dell’Unione industriali per poi partecipare al corteo colorato e rumoroso in centro, altre si sono astenute dal lavoro presidiando i siti, facendo segnare un’adesione molto alta nelle fabbriche, dal 50 al 95 per cento a seconda dei casi. La media risulta sempre superiore al 70 per cento nelle medie e grandi strutture (95 per cento alla Whirlpool di Cassinetta, 90 all’ex Agusta di Vergiate, 50 all’ex Agusta di Cascina Costa – risultato comunque storico in un sito di impiegati -, 80 all’ex Aermacchi, 70 alla bTicino).

Le organizzazioni cantano vittoria per la ritrovata unità: «È una giornata bellissima per il popolo metalmeccanico – ha commentato il segretario provinciale della Fim Mario Ballante -. Dopo otto anni siamo di nuovo tutti insieme. Purtroppo dopo sei mesi di trattativa e 13 incontri il tavolo non ha ancora raggiunto le condizioni per il giusto risultato. Confindustria fa una proposta con luci e ombre, da modificare nella parte più importante: non possiamo accettare che solo il 5 per cento dei lavoratori acceda all’incremento salariale». Ma la lotta non è finita: i confederali tuonano contro la volontà di «svuotare di significato il contratto – ha sottolineato Stefania Filetti, segretario provinciale di Fiom -. Oggi dimostriamo che i metalmeccanici sono tornati e inviano agli industriali un sondaggio chiaro: il contratto nazionale non si tocca. Federmeccanica vuole ridurre il salario alzando le ore di lavoro, indorando la pillola con il pacchetto welfare. E il governo non ci aiuta. La crisi ha reso tutto difficile perché la metà dei posti persi riguarda proprio il settore metalmeccanico». Il progetto degli industriali è visto come una regressione, ha sottolineato Francesco Nicolia della Uilm: «Dagli anni Settanta il contratto distribuisce reddito e loro invece vogliono bloccarlo. Oggi però è arrivata una risposta importante, il contratto non va cancellato. Non possiamo firmare una proposta del genere, ma purtroppo la lotta dovrà continuare».

Il tavolo comunque non si interrompe, anche se «il confronto potrebbe mutare in scontro duraturo se la rappresentanza delle aziende non rinuncerà all’idea di snaturare l’impianto contrattuale: non possiamo immaginare che un milione e trecentomila metalmeccanici possano rinunciare allo strumento principe», si legge nella nota congiunta. Fra i lavoratori in piazza, uomini, meno donne, immigrati, alcuni con le magliette aziendali. Come Vincenzo Avitabile e Maurizio Biancardidella bTicino: «Noi siamo orgogliosi della nostra azienda, ma bisogna rispettare il contratto e lottare per tutti». Tutti plaudono all’unità dei lavoratori. Giovanni Convertini di Whirlpool chiede di unirsi «pensando ai giovani, ai quali non riusciamo a garantire un futuro». E Fabrizio Cutrò dell’ex Agusta-Vergiate si rivolge ai sindacati: «Devono mantenere questa unità anche in futuro».