Milioni di fiori e piante vanno al macero

La Prealpina - 30/06/2020

Milioni di fiori e piante fiorite invendute andate distrutte con il crollo nei fatturati delle aziende: è la drammatica conseguenza dei mesi di lockdown imposti dal coronavirus in Lombardia con perdite milionarie per il settore della filiera del florovivaismo regionale, messo in ginocchio dalle settimane di blocco, dall’annullamento di manifestazioni e cerimonie, ma anche dalle difficoltà nelle esportazioni. «Con il 2020 si è verificata una crisi senza precedenti che ancora sta piegando le ginocchia a uno dei settori-chiave dell’economia della provincia di Varese qual è, appunto, il florovivaismo», commenta il presidente di Coldiretti Varese, Fernando Fiori.

Il territorio della provincia prealpina è leader in Lombardia per numero di imprese, ben 957 con la sola esclusione di Milano che arriva a 1.107. L’emergenza sanitaria ha causato il blocco dei trasporti e la chiusura degli esercizi (fiorai e garden) nelle settimane cruciali per il settore, con cicli di fioritura continui, di 15 giorni al massimo: per i fiori invenduti non c’è stata altra iniziativa che l’ammasso e il loro successivo smaltimento.

Nel weekend, intanto, ha fatto tappa anche in Lombardia l’iniziativa “Ripartiamo con un fiore” che a livello nazionale, in molte città e luoghi turistici lungo la Penisola, ha portato in piazza il grido di dolore degli operatori che con fiori e fronde hanno realizzato decorazioni artistiche in piazze, strade, panchine, statue, fontane e scalinate. A Milano, davanti alla sede della Regione, è stata allestita un’installazione con gerbere e gerani, mentre al centro di piazzale Segrino è stata posizionata una composizione di piante fiorite. Le opere floreali della durata di 24 ore per l’iniziativa “Ripartiamo con un fiore” rappresentano – sottolinea la Coldiretti – «la richiesta di aiuto un settore strategico per l’economia, il lavoro e la qualità della vita messo a rischio prima dalla concorrenza sleale di importazioni dall’estero e adesso dal crollo delle vendite causato dalla pandemia». Una situazione senza precedenti nella storia dell’Italia: sono stati rinviati al prossimo anno quasi 60mila matrimoni, ai quali si aggiungono mancate cresime, comunioni, battesimi, eventi pubblici, fiere, la sospensione dei funerali e la chiusura dei cimiteri.