Miele di acacia, un disastro Il caldo mette ko il Varesotto

La Prealpina - 02/08/2017

L’ALLARME L’estate torrida causa un taglio del 30% nella produzione

VARESE – Freddo a
maggio e caldo africano
da giugno in poi. Un mix
climatico che è stato devastante
per la produzione
di miele italiano tanto
che, quello del 2017 sarà
ai minimi storici. Tradotto
in numeri, vuol dire che
si produrrà meno di un
terzo della media nazionale,
coi raccolti quasi a
zero in alcuni territori,
compromessi fin da primavera
per il freddo anomalo
seguito da caldo improvviso,
e soprattutto
dalla siccità, con i fiori ormai
secchi e il nettare disidratato
per la mancanza
di acqua. Questa la fotografia
di un’annata drammatica
per il miele italiano
scattata al sito specializzato
WineNews.it da
Unaapi, l’Unione nazionale
associazione apicoltori
Italiani guidata dal
neopresidente Giuseppe
Cefalo.
I dati sulla Penisola sono
confermati anche alle latitudini
prealpine: «Secondo
le nostre stime –
spiega Carlo Fiori, presidente
di Coldiretti Varese
– nel Varesotto si produrrà
soltanto il 30% di miele
di acacia, vale a dire il
prodotto maggiormente
di qualità e più richiesto».
Insomma, ogni alveare
professionale che mediamente
regala 33 chilogrammi
di prodotto, fornirà
soltanto 11 chili. Le
api operaie, insomma, sono
andate in sciopero.
Chiaramente si fa per dire,
perché non è colpa degli
insetti. Tutt’altro: «A
maggio –aggiunge Fiori –
ha fatto freddissimo e si
tratta del mese in cui fiorisce
l’acacia. Le api si
muovono se ci sono 15-16
gradi. Così, invece, sono
rimaste ferme. In più, col
caldo, di non polline non
ce n’è». Un disastro. Che
fare? E che succederà
quando, quest’inverno si
andrà a comprare il miele
per addolcire thè, tisane o
fette biscottate? «Ci si arrangia
– allarga le braccia
Fiori – perché, a parte pochi
casi, non ci sono scorte
da immettere sul mercato
».
Aumenterà il prezzo?
«Quello non è il problema
– aggiunge – rispetto all’aumento
dell’importazione.
Arriverà miele da
ovunque e basterà mettere
l’indirizzo del vasettatore
italiano per poterlo scambiare
per prodotto del nostro
Paese. Per i nostri
apicoltori bisognerà
aspettare l’anno prossimo
e sperare che sia migliore
».
Il bilancio definitivo sarà
tracciato alla Settimana
del Miele di Montalcino
(8-10 settembre) ma siccità
e caldo, stanno colpendo
tutti i tipi di mieli e tutte
le varietà: a salvarsi sono
solo i mieli di alta e altissima
montagna, dal rododendro
al millefiori, solitamente
rari e di nicchia.
Nel complesso, la produzione
di miele 2017 si ferma
al 30% (secondo stime,
nell’annata, non si arriverà
a 90.000 quintali),
con un crollo mai visto a
memoria degli apicoltori,
convinti che il 2016 fosse
stata una delle peggiori
annate degli ultimi 35 anni
(140.000 quintali prodotti).
Non è andata male,
riporta sempre Winenews,
per i mieli di castagno
e tiglio ma sempre in alta
collina e nelle vallate alpine,
e per il miele da
agrumi in Sicilia e in parte
della Calabria e della costiera
ionica. Ma per il resto,
dalla Maremma alla
provincia di Alessandria,
le produzioni sono quasi a
zero, dal girasole all’eucalipto.
Drammatica la situazione
in Toscana, una
delle regioni a maggiore
vocazione apistica, con
crolli fino all’80% della
produzione e unica in Italia,
col Varesotto, ad avere
il marchio Dop, grazie
al miele della Lunigiana.
Nicola Antonello