Miele d’esportazione

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Il Miele varesino Dop di acacia guarda ad altri mercati, italiani o esteri. È quanto è stato stabilito venerdì scorso in una riunione in Camera di commercio di Varese.

Si tratta di un salto di qualità ambizioso, ma in un certo senso doveroso, per dare ulteriore “nettare” a un prodotto buono e ormai consolidato ben oltre la Dop (Denominazione di origine protetta) che, nel Varesotto, divide soltanto con la Formaggella del Luinese.

«Si stanno valutando nuovi canali e mercati di commercializzazione, fuori dalla nostra provincia – dice Emilio Ballinari, presidente del Consorzio qualità Miele varesino – per valorizzare ulteriormente il nostro prodotto. Si sta studiando, quindi, un progetto di marketing e comunicazione per spingere il marchio e portarlo all’attenzione del pubblico. Giustamente il consumatore è abituato a comprare il miele d’acacia, senza compiere troppe distinzioni con la Dop. Ci sta: perché, alla fine, si tratta sempre di un prodotto di eccellenza. Tuttavia è giusto che, dal nostro punto di vista, si valorizzi il costo e la qualità di quei produttori che scelgono di seguire il disciplinare e di sottoporsi ai controlli previsti».

Controlli che una volta tanto funzionano, come dimostrato dal congelamento dell’Asparago di Cantello per il marchio Igp (Indicazione geografica protetta), quando è emersa una mancata attenzione ad alcune regole del disciplinare. «Anche per le nostre aziende – continua Ballinari, consulente del lavoro di Agra, con una famiglia impegnata nell’agricoltura e nella produzione apistica da generazioni – i controlli sono molto complessi, tanto che alla fine si riceve una valutazione di nove pagine di analisi molto particolareggiate».

Giusto così. Anche perché, poi, quando si spalma il miele varesino Dop su una fetta biscottata, accompagnandolo a salumi e formaggi o sciolto in una tisana, la qualità si sente.

Tanto che «il problema – dice ancora il presidente del consorzio – non è nella vendita ma nella produzione. Tutto dipende dal meteo: per l’acacia, dal 2015 a oggi la situazione è stata altalenante. Abbiamo avuto tre annate buone e due nere, il 2017 e il 2019, dove il settore si è poi ripreso col castagno e col tiglio. Speriamo che questa stagione sia più positiva».

Se lo augurano produttori e consumatori, amanti del prodotto delle api prealpine e della “Robinia pseudoacacia”, che riescono a creare un prodotto senza uso di pesticidi, dall’aroma delicato e con un retrogusto vanigliato. E poi con una consistenza liquida, un colore quasi trasparente e dove la cristallizzazione è rara o comunque molto ritardata. Il legame del miele varesino con la nostra provincia è dovuto principalmente alla presenza nel territorio di questa robinia, che risale già al 1800.