Metalmeccanica più forte del Covid

La Prealpina - 07/04/2021

L’industria metalmeccanica varesina sta resistendo all’ondata di crisi. A stabilirlo è il dato sull’utilizzo degli impianti, evidenziato dall’ultima indagine congiunturale dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. L’attività, infatti, nell’ultimo trimestre del 2020, è stata pari all’80,8%. Un livello di lavoro che è rimasto praticamente invariato rispetto allo stesso periodo pre-Covid dell’anno scorso (80,6%), anzi leggermente superiore. È questo lo scenario dell’andamento produttivo delineato durante l’Assemblea annuale congiunta dei Gruppi merceologici “Meccaniche” e “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie” di Univa che si è tenuta in modalità digitale. Un settore che impatta consistentemente su tutta la compagine associativa. Sono, infatti, 423 le aziende metalmeccaniche per 28.656 dipendenti.

«Stiamo affrontando uno dei momenti più difficili e complessi della nostra storia industriale – commenta il Presidente delle imprese “Meccaniche” di Univa, Giovanni Berutti -. Le imprese del nostro settore, però, stanno riuscendo ad arginare la crisi generale scatenata dalla pandemia molto meglio di altre attività economiche, anche manifatturiere. I numeri del comparto metalmeccanico varesino mettono in evidenza questa capacità di resilienza dalla quale sta traendo vantaggio tutto il nostro territorio».

Per quanto riguarda la produzione, secondo l’indagine dell’Ufficio Studi di Univa, nell’ultimo trimestre del 2020, il 63% delle aziende ha registrato un aumento, il 30,4% ha segnato livelli stabili, mentre solo il 6,6% ha dovuto fare il conto con un calo. È prevista nei prossimi mesi una ulteriore ripresa, ma c’è un problema crescente che sta creando preoccupazione nel sistema produttivo anche locale: le materie prime.

«La carenza di materie prime, per non parlare dell’aumento dei loro costi. Registriamo già linee di produzione che sul territorio si stanno fermando – mette in guardia il presidente Berutti -. Poco possiamo fare di fronte a dinamiche internazionali di approvvigionamento, ma sicuramente è questo il momento di parlarci di più tra imprese e fare network tra noi per innescare virtuosi processi di compensazione e fare in modo che chi ha un eccesso di materiali possa venire incontro a quelle realtà che soffrono maggiormente questa situazione». C’è un dato, però, che grava sul bilancio finale 2020: le ore di cassa integrazione aumentate di oltre l’800 per cento rispetto al 2019.