Merletti Ho sentito tante parole ma noi aspettiamo i fatti

La Prealpina - 13/12/2018

«Non vorrei che alla fine fossimo equiparati anche noi a quota cento o al reddito di cittadinanza. Vale a dire fiumi di parole ma ben poco di concreto». Giorgio Merletti, presidente nazionale e varesino di Confartigianato, martedì ha incontrato il vice premier Luigi Di Maio. C’era anche lui seduto al tavolo che il ministro ha convocato con le associazioni di rappresentanza del mondo economico. In tutto trentatrè, un piccolo esercito guardando alle aziende rappresentate, tutte con la possibilità di esprimere pareri, richieste, critiche. «Io valuto positivamente la convocazione del tavolo – commenta Merletti – che pone l’attenzione sulle micro, piccole e medie imprese. Ma è chiaro che la forma non basta. Ci vuole la sostanza e le risposte sono ancora poche, troppo poche».

Merletti, insomma, così come gli imprenditori che rappresenta, chiede e ha bisogno di concretezza, la stessa di chi ogni mattina apre i cancelli del proprio laboratorio o della propria fabbrica.

«La carne che abbiamo messo al fuoco è tanta – spiega – io non lo nego . E non possiamo nemmeno pretendere che si faccia tutto subito. Ma non vogliamo correre il rischio di finire , noi e le nostre richieste che hanno lo scopo di ottenere condizioni eque per lavorare, di finire nel calderone delle promesse».

Gli artigiani, così come gli altri colleghi presenti al tavolo romano, hanno le idee chiare. I temi e gli appelli in questi anni si sono ripetuti: dalla burocrazia opprimente, al peso delle imposte, dalle infrastrutture ai pagamenti troppo a lungo termine da parte delle pubbliche amministrazioni.

«Sulle grandi opere, ad esempio – continua Merletti – il ministro ci ha detto che è intenzione del governo predisporre un piano delle infrastrutture per il Paese. benissimo, lo aspettiamo da decenni. Ma non è che nel frattempo dobbiamo stare con le mani in mano e chiudere i cantieri, soprattutto per i grandi collegamenti. Mentre si redige il piano non è che persone e merci si devono fermare. Le infrastrutture per le imprese sono essenziali». Non basta. C’è una scadenza che sta particolarmente a cuore al presidente degli artigiani. È il primo gennaio, la data che segnerà l’entrata in vigore della fatturazione elettronica. «Per le aziende è una rivoluzione – ricorda Merletti – e noi abbiamo chiesto che per un anno non siano applicate le sanzioni. A oggi non abbiamo ancora capito cosa si intenda fare su questo fronte. Si è parlato di una tolleranza di sei mesi, ma noi diciamo che per andare a regime ne servono dodici. La risposta del governo dunque qual è? No si è ancora capito».

È qui che si gioca il confine tra collaborazione e protesta, nelle risposte che non arrivano. «Noi siamo abituati a costruire – sottolinea Merletti – e vogliamo continuare a farlo. Il governo deve capire che il Paese per ripartire ha bisogno delle imprese . È lì che si crea sviluppo ed è lì che si crea lavoro e reddito. Noi siamo per il reddito da lavoro, non di cittadinanza per la vita».

Oggi Merletti, reduce da Roma, parlerà ai suoi, a Milano, dove è in programma la manifestazione “Quelli del sì”, «perchè noi vogliamo solo poter lavorare».